Credits: Arianna Carotta / Concessione in uso a Rockol
Uscirà su etichetta “Panorama”, distribuita da Delta Dischi (vedi News), “Videomàr”, il secondo disco solista di Omar Pedrini, leader dei Timoria. L’album vede la partecipazione di noti musicisti jazz, fra i quali il sassofonista Francesco Cafiso: “Non essendo più sottomesso al felice vincolo di un gruppo fisso, ho avuto la possibilità di sfogare la mia passione per una musica che studio da tanti anni anche se non ho la capacità tecnica per esprimermi in quella forma. Mi piaceva l’idea di un disco molto suonato, un po’ come quello di certi cantautori fine anni Settanta: i dischi di Ivano Fossati, di Pino Daniele, o di certi gruppi americani come gli Steely Dan. Conosco il talento di Cafiso da tempo, so che non è un bimbo prodigio ma un autentico fenomeno musicale. Tutti siamo rimasti stupiti per la malinconia da quarantenne che ha saputo mettere nei due brani del mio album nei quali ha suonato. Se fossi suo fratello maggiore gli consiglierei di centellinare le apparizioni e le partecipazioni, ma posso assicurare che il suo talento è autentico. Non faremo cose insieme, perché qui al Festival non desidero utilizzare di riflesso la notorietà di altri - che sia Cafiso o che sia la mia fidanzata Elenoire Casalegno. Non so bene come mai il progetto di far coppia qui con Keith Emerson sia saltato - lo dico senza polemica - ma il pianista dell’orchestra di Sanremo è bravissimo: lo sentirete stasera, quando insieme eseguiremo una versione jazzy di ‘Io che non vivo’”.
Pedrini parla con piacere del buon rapporto fra i cantanti partecipanti a questo Festival: “Siamo tutti soldati semplici, fra noi non ci sono graduati, e siamo accomunati dall’intento di far bene. Sento che adesso c’è gente che rimpiange i cosiddetti ‘big’... Noi cerchiamo di dare il meglio di noi stessi”.
Perché portare a Sanremo una canzone così “impegnata” per testo e musica? “Nell’album, in effetti, ci sono un paio di episodi più ‘popolari’, più facilmente comprensibili al primo ascolto; ma ci è piaciuta l’idea di approfittare di questa occasione per proporre un brano che fosse in linea con la mia storia musicale, perché noi possiamo dimenticare il nostro passato, ma il nostro passato non si dimentica di noi. Se poi questa canzone richiede più ascolti, forse è un bene: i dischi che amo di più sono quelli che ho dovuto ascoltare più volte per poterli apprezzare”.
Pedrini parla con piacere del buon rapporto fra i cantanti partecipanti a questo Festival: “Siamo tutti soldati semplici, fra noi non ci sono graduati, e siamo accomunati dall’intento di far bene. Sento che adesso c’è gente che rimpiange i cosiddetti ‘big’... Noi cerchiamo di dare il meglio di noi stessi”.
Perché portare a Sanremo una canzone così “impegnata” per testo e musica? “Nell’album, in effetti, ci sono un paio di episodi più ‘popolari’, più facilmente comprensibili al primo ascolto; ma ci è piaciuta l’idea di approfittare di questa occasione per proporre un brano che fosse in linea con la mia storia musicale, perché noi possiamo dimenticare il nostro passato, ma il nostro passato non si dimentica di noi. Se poi questa canzone richiede più ascolti, forse è un bene: i dischi che amo di più sono quelli che ho dovuto ascoltare più volte per poterli apprezzare”.
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