R.E.M. a Milano: «Battisti, il Bob Dylan italiano», dice Peter Buck; Stipe calamita l’attenzione e Mike Mills sorride

R.E.M. a Milano: «Battisti, il Bob Dylan italiano», dice Peter Buck; Stipe calamita l’attenzione e Mike Mills sorride
Tre mini-conferenze stampa da un quarto d’ora l’una con ognuno dei R.E.M., dopo la splendida prova data ieri (12 novembre) alle registrazioni del “Night Express” (vedi in Artisti). Il primo che incontriamo è Peter Buck, chitarrista della band, che si dichiara poco propenso a fare dei salti nel passato come l’aver suonato “Radio Free Europe”: «Credo di averla suonata altre due o tre volte negli ultimi 13 anni», ha detto, «solo che ci è stata richiesta da un amico e non potevamo dire di no. Personalmente non sento di avere molte più cose in comune con quelle canzoni, mi sembra quasi di essere all’Holiday Inn a suonare i pezzi di qualcun altro».
Paura di non avere successo?
«Diciamo che non l’ho mai vissuto come un grosso problema. Mi importa di più fare dei buoni dischi, perché poi sono loro che dovranno conquistarsi il primo posto in classifica. Comunque, certo, mi piacerebbe vendere ancora una volta 10 milioni di copie».
E la musica italiana? Ecco spuntare la connection catanese:
«Amo Carmen Consoli, Brando» (Buck ha anche suonato su un suo disco) «e poi Lucio Battisti. Francesco Virlinzi» (boss della Cyclope) «mi ha regalato un suo cofanetto, e mi è sembrato di avere di fronte un po’ il bob Dylan italiano. Diverse fasi musicali, sperimentazione e la giusta dose di psichedelia. Molto bravo, davvero».
E’ adesso il turno di Michael Stipe.
«Ci siamo divertiti molto», esordisce, con un filo di voce, dopo essersi scatenato ieri sera sul palco. «Quello che faccio è tutto improvvisato», dice, «anche se qualche volta mi diverto a giocare con il pubblico...», come quando non permette alla gente di toccarlo e poi, repentinamente, cambia idea e allunga una mano verso le prime file. Cinema: altri progetti per il cantante dei R.E.M.?
«Il prossimo anno faremo una colonna sonora. Personalmente mi sono dedicato a video, cinema, viaggi e libri, ma non credo che queste cose mi porteranno via dai R.E.M.. Al contrario mi forniscono sempre argomenti da riversare nel gruppo. E poi volevo che la gente si accorgesse anche di altri aspetti del mio essere artista», dice Stipe sorseggiando una tazza di tè. Parla bene delle Hole («un grande gruppo, scrivono delle canzoni così belle che mi incazzo, mi sento in competizione con loro»), si acciglia su una domanda relativa al nuovo millennio («Ci saremo, certo, chi può dirlo? Tu ci sarai?» dice al cronista) e lascia la sedia a Mike Mills.
Sorridente, solare, Mills è contento di rappresentare sul palco un nuovo punto di riferimento per il pubblico: «Credo che il fatto di parlare al pubblico distolga l’attenzione da Michael, e questo gli fa bene, e ne dia un po’ a me, cosa che sinceramente mi fa piacere». Da Mills ci siamo fatti spiegare il fondamento della notizia secondo cui “Daysleeper”, il primo singolo estratto da “Up” non è stato scelto dalla band, ma dalla casa discografica. Mills ridimensiona: «Il problema era che non riuscivamo a metterci d’accordo tra di noi su quale singolo fare, e visto che la nostra scelta ai tempi di “New adventures...” non è stata molto felice, abbiamo pensato che fosse il caso di lasciar decidere alla nostra casa discografica».
Questa sera i R.E.M. saranno impegnati sul palco dell’MTV European Music Awards, sia come performing band che per consegnare il premio relativo all’impegno sociale.
La trascrizione completa dell’intervista andrà in linea prossimamente su Rockol.
Dall'archivio di Rockol - Mike Mills e Michael Stipe raccontano "Automatic for the people"
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