Possibile che uno dei produttori più celebrati degli ultimi dieci anni, titolare di decine e decine di hit da heavy rotation, sia totalmente incapace di scrivere una semplice intro di una canzone? O, più probabilmente: possibile che - una volta trovata una formula non particolarmente geniale ma abbastanza collaudata - un Re Mida da banco del mixer tenda a reiterarla senza nemmeno preoccuparsi di cammuffarla?
Il dubbio, legittimo, se l'è posto un blogger londinese, Discopop, che ha preso in esame una selezione di hit firmate - sia in veste di produttore che come artista - da Pharrell Williams. Più precisamente, sotto la lente dell'appassionato britannico sono finite le intro di "Right here" di SWV, "Frontin'" e "I wish" di Jay-Z, "Milkshake" di Kelis, "Drop it like its hot" di Snoop Dogg, "Blurred lines" di Robin Thicke, "Why wait" di Shakira, "Sweet life" di Frank Ocean, "Can't rely on you" di Paloma Faith, e le sue "Happy", "Hunter" e "Gust of wind". Canzoni molto diverse tra loro, che tuttavia hanno una cosa visibilmente in comune: la intro.
L'espediente di Pharrell per rendere l'incipit incalzante pare essere sempre e solo uno: la ripetizione, per le prime quattro battute, del loop della prima.
Poca fantasia, conoscenza dei gusti del pubblico o marchio di fabbrica?