Marco Parente: 'Il mio nuovo album? Non chiamatelo 'live''

Non chiamatelo disco dal vivo: benché in tracklist sia solo uno l'inedito a fare capolino ("Inseguimento geniale", in apertura, registrata anch'essa rigorosamente live), "L'attuale jungla" è un vero proprio album, un episodio ben distinto nella multiforme carriera di Marco Parente.

"L'idea che vorrei comunicare è proprio quella di un disco 'autonomo'", ci confessa lo stesso artista negli uffici milanesi della Mescal, "Il lavoro con la big band era l'unico che non avevo perseguito dopo l'uscita di 'Trasparente': l'occasione per mettere il tutto 'su nastro' ci è stato offerto dalla regione Toscana, che ha organizzato degli eventi presso i quali ci siamo esibiti. Solo a posteriori, ascoltando le registrazioni, mi è balenata l'idea di fare un disco dal vivo, come se fosse una sorta di 'figlio' del mio ultimo album in studio". "Del resto mi è sempre piaciuto improvvisare e sperimentare", continua Parente: "Il dare una veste così organica ai brani era un territorio che non avevo mai battuto. Poi il recupero della tradizione anni Cinquanta americana penso sia quasi mai attuale, anche se penso che in Italia, almeno negli ultimi tempi, non sia stata fatta praticamente da nessuno". Artista dai mille volti ma sempre ben ancorato alla realtà ("Non ho intenzione di scrivere un libro o mettermi dietro una macchina da presa: non ci si improvvisa scrittori o registi. Molti dei miei colleghi che si sono cimentati in carriere 'parallele' hanno anche sortito buoni risultati, ma occorre essere prudenti nel fare certe cose, soprattutto per senso di responsabilità nei confronti del pubblico"), Parente è rimasto affascinato dalle possibili interazioni tra musica e arte: "E' ancora forse prematuro parlarne, ma mi piacerebbe tantissimo collaborare con un artista per realizzare delle sonorizzazioni. Anche dal vivo, è molto interessante la presenza sul palco - che ormai molti musicisti si concedono - del 'vj', che 'muove' le immagini insieme alla musica". Stiano tranquilli, però, i fan: "La composizione, per me, è un'attività che non conosce sosta, così come il lavoro in studio: mi esibirò qualche volta con la big band, ma l'attività creativa non patirà interruzioni". Niente male, per un musicista da anni fieramente indipendente: "Le major stanno andando a rotoli, e questo non può che causare un salutare ribaltamento di ruoli che potrebbe - e dovrebbe - andare a vantaggio delle realtà indipendenti: sempre che queste ultime, però, non si perdano in sterili 'guerre tra poverissimi' e liti da cortili per accaparrarsi quel poco di pubblico che è rimasto". Un pubblico magari "rubato" da istituzioni come quella sanremese? "Per carità", esclama Marco divertito: "Sanremo è trash puro. Non sono al corrente degli ultimi sviluppi, perché per me il Festival è morto anni fa. Una volta poteva magari rappresentare una vetrina, ma oggi non è niente: per quanto mi riguarda, non voglio averci nulla a che fare".

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