Rubin Carter, ex pugile noto con il soprannome di ‘Hurricane’, è morto la scorsa notte nel sonno nella sua casa di Toronto, in Canada. Aveva 76 anni e lottava contro il cancro da tempo.
A dare la notizia è stato il suo assistente (ed ex compagno di cella) John Artis, che lo ha ricordato con queste parole: “Tutti coloro che sono stati ingiustamente carcerati hanno perso un campione. Rubin ha dedicato la sua intera vita ad aiutare le persone che avevano bisogno della stessa assistenza, dello stesso appoggio di cui abbiamo avuto bisogno anche noi, che siamo stati accusati e finiti in prigione senza ragione e senza giustizia”.
Il pugile infatti fu accusato di un triplice omicidio avvenuto il 17 giugno 1966 a Paterson, nel New Jersey. Fu condannato a due ergastoli dopo la testimonianza di due pregiudicati, che in seguito ritrattarono le loro versioni. Subì un nuovo processo e fu rimesso in libertà per un breve periodo nel 1976, ma in seguito ad una seconda condanna tornò in carcere per altri nove anni. Fu scarcerato nel 1985 e tre anni dopo caddero ufficialmente tutte le accuse contro di lui. Trascorse 19 anni in carcere a causa del colore della sua pelle e divenne un simbdolo della lotta al razzismo.
La sua storia ispirò il celebre brano di
Bob Dylan
“Hurricane”, dopo che il cantautore ricevette una copia dell’autobiografia di Carter “The sixteenth round”, speditagli dallo stesso pugile mentre si trovava in cella.
Dylan incontro personalmente Rubin Carter il 5 dicembre 1975 e fece un concerto alla Clinton State Prison, durante il quale lo stesso pugile salì sul palco per parlare del suo caso alla stampa.
Il pezzo venne pubblicato nel 1976 come brano di apertura dell’album “Desire”.
Il brano è presente anche nel film “Hurricane” del 1999, ispirato alla storia di Carter, nella pellicola interpretato da Denzel Washington.
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