NEWS   |   Pop/Rock / 05/04/2014

Kurt Cobain, 20 anni dalla morte: lo speciale di Rockol

Kurt Cobain, 20 anni dalla morte: lo speciale di Rockol

Il caso è chiuso, non ci sono misteri da svelare, Kurt Cobain si è suicidato e non se ne sta in un'isola tropicale in compagnia di Elvis, Lennon e Tupac Shakur come suggerisce l'ironico e un po' indelicato spot tv che reclamizza di questi tempi una birra olandese. E' il tempo delle commemorazioni - anche se il cadavere venne ritrovato l'8 aprile del 1994, la morte viene fatta generalmente risalire al 5, giusto vent'anni a oggi - ed è anche il momento delle celebrazioni dato che giovedì prossimo, 10 aprile, alla presenza di Krist Novoselic e di Dave Grohl, l'amico di sempre Michael Stipe annuncerà l'ingresso dei Nirvana nella Rock and Roll Hall of Fame

Sarà magari l'occasione per riflettere sul fatto che, con l'eccezione forse dei Radiohead e dei concittadini/contemporanei Pearl Jam - i tre alfieri del grunge di Seattle sono stati gli ultimi musicisti rock a incidere profondamente nell'immaginario collettivo e nelle coscienze: da allora il "teenage angst", la rabbia adolescenziale, si è generalmente espressa in forme più involute, frantumandosi in mille rivoli come impongono i tempi confusi e complessi che stiamo vivendo, un'epoca in cui ognuno aderisce alla sua piccola tribù e sembra difficile persino far esplodere collettivamente la frustrazione e l'energia repressa.  E sarà il momento per ricordare ancora una volta che "Nevermind" resta l'album simbolo degli anni '90, come "The dark side of the moon" lo fu nei '70 e "Thriller" negli '80: il disco nel quale l'indie rock americano non ebbe paura di sporcarsi le mani con il mainstream pagandone poi tutte le conseguenze. 

Sulle ragioni sociopsicologiche dell'impatto devastante dell'LP e del singolo "Smells like teen spirit" (la miglior canzone di tutti i tempi, secondo un recente sondaggio tra i giornalisti del britannico NME) si sono versati fiumi di inchiostro tirando in ballo reaganismo, Generazione X,  il malessere come condizione giovanile. Tutti d'accordo, e non si potrebbe non esserlo, nel riconoscere a Cobain e al suo gruppo la capacità di parlare un linguaggio universale e generazionale facendo scattare un potentissimo meccanismo di identificazione  che superava barriere sociali e confini geografici. Nei Nirvana, nella voce fragile e disperata di Kurt, nella sua poetica furente e autodistruttiva, il cocktail incendiario di punk, psichedelia, hard rock e pop music - il termine grunge, ormai, sembra lontano, sepolto dalla storia - , non suonava (quasi mai) come una formula: era un concentrato di vita vissuta, erano sanguinanti brandelli di realtà tradotti in un linguaggio comprensibile, comunicativo, inclusivo e tutto sommato malleabile. Il magnifico "Unplugged" realizzato per Mtv, uscito nell'anno fatidico della tragedia (1994), certificò la temuta e pericolosa contaminazione con il music business. Ma dimostrò anche che Kurt, Krist e Dave potevano staccare la spina e rinunciare allo scudo del rumore  senza per questo perdere in potenza e febbrile intensità, riannodando i fili con il blues e il rock che li avevano preceduti, perfettamente consapevoli e pienamente credibili quando rileggevano Leadbelly o David Bowie. Un segno del destino: quando gli iconoclasti fanno i conti con la storia (era accaduto anche ai Clash, ai tempi di "London calling"), vuol dire che sono diventati grandi e che di quella storia loro stessi si preparano a far parte. 

 

Al di là dei poster, delle camicie di flanella a scacchi, dei gossip, dei saggi, degli articoli di giornale, delle Hall of Fame, dei documentari e dei possibili musical, i Nirvana restano incapsulati lì, nella loro musica, nei dischi e nella memoria dei loro concerti. Non sono necessari altri altarini o simulacri, e non è neppure indispensabile trovare un prosieguo alla storia, un epigono designato tra i tantissimi che ne hanno tratto ispirazione e copiato i moduli: non tutti i re hanno un erede, e neanche Kurt Cobain ne ha bisogno.

(am)

 

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IL "Caso Cobain" E' CHIUSO: LE FOTO INEDITE DALLA SCENA DEL SUICIDIO

LEGGI UN ESTRATTO DAL ROMANZO "Dove hai dormito la notte scorsa?" di Andrea Mariani

LE FRASI PIU' CELEBRI DI COBAIN

TRE LIBRI PER CONOSCERE  L'ARTISTA 


Guarda il video dell'ultima apparizione televisiva dei Nirvana, avvenuta il 23 febbraio 1994 a Tunnel, programma di Rai3 condotto da Serena Dandini. Per l'occasione, Cobain e soci suonarono "Serve the servants" e "Dumb":




Guarda la puntata di "Delitti rock" dedicata a Kurt Cobain:





Tra le svariate iniziative realizzate dal mondo della musica per celebrare il 20ennale, segnaliamo poi la raccolta "Tribute to Kurt Cobain and Nirvana", compilation pubblicata lo scorso 28 marzo composta da 16 grandi classici della band interpretati da 16 artisti veneti e lombardi. L'album tributo verrà presentato dal vivo con tre serate in programma il 4 aprile al Blue Moons di San Martino Bueno Alberto di Verona, il 5 al Jaman di Mantova e l'11 alla Tana del Gufo di Lonato (Brescia).

 

 

Vi invitiamo, se volete, a visitare www.cobaincase.com, sito di riferimento per i più fermi sostenitori della toria complottistica sulla morte del leader dei Nirvana che raccoglie tesi, sospetti e alcuni inquietanti particolari sulla vicenda, portati alla luce da Tom Grant, investigatore statunitense incaricato da Courtney Love di indagare sulla sparizione e sulla successiva morte di suo marito: saldamente convinto che si sia trattato di un omicidio mascherato da suicidio, Grant sta ancora tentando di far riaprire il caso. 

 

E vi lasciamo con un "diverso parere", che abbiamo chiesto a Paolo Madeddu. Paolo Madeddu scriveva su Rockol 15 anni fa. Ora scrive altrove. Siamo contenti di potergli dare l'ultima parola in questo "speciale".

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