'E' rock'n'roll, non matematica!': intervista a I Derelitti

Nati nella periferia sabauda nemmeno due anni fa, hanno sfornato un bell'album - solo su vinile, in edizione limitata e in vinile dorato - di rock'n'roll/protopunk/street rock con suggestioni glam e punk rock.
Sono I Derelitti e, ammesso che teppa del genere (nel senso buono!) possa avere degli idoli, i loro sono sicuramente gentaglia tipo Johnny Thunders, gli Hanoi Rocks, gli Smack, gli Stooges, gli Stones tossici di Nellcôte, l'alcolismo geniale e sdentato di Tyla coi Dogs D'Amour.

insomma, l'antifona si è capita. Tutto questo con un cantato in italiano (cortesia di Sweetmauro, il dandy della band), scelta non comune per chi suona questo tipo di rock; qualche titolo? "Canto dei Derelitti", "Tu Mi Nuoci", "Eliminailaria", "Vedo Non Vedo" e "Livida Sbronza d’Amore".

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la band, per farci raccontare qualche dettaglio in più. Benvenuti nella giungla torinese.

Classica introduzione: quando vi siete formati e... perché!?!?
(Si Monkee) I Derelitti sono nati a fine 2012, nel più classico dei modi: tra una birra, quattro chiacchiere... e altre dieci birre il sottoscritto, Il Broda e Sweetmauro abbiamo iniziato a pensare "hey... ma se ci trovassimo noialtri a suonare un po' di punk newyorkese alla vecchia maniera?". Io suono da dieci e fischia anni la chitarra negli Hollywood Killerz, storica band glampunk locale, ma in quel periodo suonavo anche il basso nei milanesi The Sha? Rellies... e così ho pensato che mi sarebbe davvero piaciuto continuare a suonare le quattro corde in un nuovo progetto. Conosco Sweetmauro da una vita e l'ho sempre ammirato come frontman de Le Croste, sapevo che sarebbe stata la persona perfetta per quello che avevo in mente: una band protopunk con cantato in italiano. Il Broda ha un importante background come cantante, attivo sin dai primi anni 90 nei Subway, The Art Of Zapping, Radar, C.H.P., Monelli Antonelliani... e ai tempi cantava nella garage band Penniless. In passato aveva suonato la batteria negli Highway Child, e così, come me, avrebbe suonato nei Derelitti in un ruolo inedito, passando alla batteria.
Il primo chitarrista reclutato è stato Lu Reolon (chitarrista dei Killer Klown) e, prima ancora di fare una prova, abbiamo rimediato una data di spalla ai Giuda, presso lo United Club di Torino. Ci siamo trovati in saletta per la prima volta e dopo esserci scaldati con "The Harder They Come", "Tell Me", "Two Hearts", "City Slang" abbiamo iniziato a jammare ed è nata di getto "Tu Mi Nuoci". Dopo la prima prova abbiamo realizzato che quello che era nato quasi per gioco aveva un bel potenziale e così abbiamo iniziato a provare assiduamente snocciolando pezzi nuovi... esattamente nell'ordine in cui sono poi finiti nel disco di esordio "Come Se Non Ci Fosse Un Domani"!
Lu ha poi deciso di abbandonare I Derelitti per dedicarsi esclusivamente ai Killer Klown, e così è arrivato Dum Flowers, funambolico chitarrista/bassista/cantante (Betty Page, Dixie Triton, Flowers Circle) per sostituirlo alle sei corde.
Con Dum l'alchimia si è rivelata perfetta, e siamo andati avanti scrivendo altri pezzi nuovi.
Abbiamo registrato il disco di esordio il 24 giugno presso Dracma Recording Studio, assieme a Carlo Ortolano e Tozzo (Linea77). Un pezzo dietro l'altro, senza sovraincisioni, con una intenzione decisamente live e sincera.

Parlateci un po' del nome che avete scelto, nonché del look un po' alla Jerusalem Slim...
(Si Monkee) Volevamo un nome che suonasse scalcinato, lercio... ma anche divertente. Che evocasse un immaginario alla "Gruppo TNT" ma che suonasse altrettanto fetido e punk. "I Derelitti" in questo senso è perfetto, e se vuoi anche espressione della situazione che viviamo oggi in Italia, dominata da insicurezza e instabilità economica. Oggigiorno è tanto, troppo facile rimanere senza lavoro e rischiare di finire sotto a un ponte, diventando derelitto di fatto. Al look da dandy decaduto di Sweetmauro ci contrapponiamo noialtri tre disgraziati. Ci siamo divertiti a giocare un po' con i personaggi... il dandy, il bullo da osteria, lo zingaro, il monello scappato di casa... un po' à-la Max Bunker!

Come definireste il vostro rock'n'roll, per amore delle etichette e dei sottogeneri?
(Si Monkee) Credo che la definizione più calzante sia "protopunk", del resto i nostri pezzi suonano piuttosto eterogenei. C'è il punk, l'hardrock, il glam, il pubrock... ci sono citazioni evidenti come in "Mi Esplode La Testa", che riprende para para "Good Morning Headache" dei finnici Smack, con un testo riscritto appositamente in italiano. È stato divertente riprendere un costume tipico degli anni 60 e "rubare" un pezzo straniero per farlo proprio!
In diverse recensioni ci hanno accomunato agli Skiantos, ma su questo punto non sono molto d'accordo, anzi, confesso di non averli mai ascoltati con particolare interesse. Mi sento invece più vicino, come intenzioni e feeling, ad un amico e artista come Francesco-C, che cito dicendo "noi pensiamo in italiano, cantiamo in italiano".

La scelta del cantato in italiano per questo genere è piuttosto estrema: avete avuto difficoltà nell'assemblare i testi e le liriche? Come reagiscono i fan del genere sentendo la nostra lingua e non il tipico inglese?
(Sweetmauro) Non abbiamo avuto particolare difficoltà, basta avere le idee chiare e un po' più di attenzione alla metrica rispetto all'inglese. Il pubblico come al solito si trova spiazzato davanti all'italiano, ma poi si ricorda meglio i testi e i ritornelli. In Italia fanno tanto i permalosi, ma poi l'inglese non lo capisce e non lo ricorda mai nessuno...

Restiamo sui testi: il nonsense e la demenzialità scanzonata sembrano elementi ben radicati nei vostri pezzi. Come nascono le parole? Chi le scrive?
(Sweetmauro) Le scrivo io. Vedi, anche tu sei l'esempio dell'ascoltatore che rimane disorientato dall'italiano in un genere che non sia la musica leggera. Fammi un esempio di demenzialità, scanzonata peraltro, nei nostri testi... parliamo di gente costretta a svendersi prima alla società e poi con il proprio corpo per tirare la carretta, di ragazze incapaci a fare le madri e che tramandano demenza sui figli, di tortura e gelosia... situazioni davanti agli occhi di tutti, basta essere un po' più str*nzi e mettercele in una canzone... ecco quando mi daranno dello str*nzo sarò contento!





Avete pubblicato un album. Come è nato il progetto? Perché la scelta dell'autoproduzione?
(Si Monkee) Come dicevo prima il disco è stato registrato dopo nemmeno un anno di attività, riportando i pezzi nell'ordine cronologico in cui sono stati scritti. I pezzi sono nati sempre in modo spontaneo, è stato un momento prolifico e creativo... e in questi casi la cosa migliore è cavalcare l'onda e seguire il proprio istinto. Ascoltando ora il disco sicuramente ci sono delle cose che avremmo potuto fare meglio... ma inseguire la perfezione formale non ci interessa, quello che volevamo era catturare una istantanea del gruppo, scattata in un momento di grazia.

Ora sicuramente potremmo registrare i pezzi con più consapevolezza, con più finezze... ma si sarebbe persa la magia.
Un po' come nel primo disco solista di Andy McCoy, suonato strafatto, pieno zeppo di errori... ma così dannatamente magico nel suo essere così perfetto nell'imperfezione. Del resto si tratta di rock'n'roll, non di matematica!
Il disco è stato registrato nel giorno di San Giovanni, patrono di Torino... mentre i torinesi erano a spasso per le vie del centro in attesa dei fuochi di artificio, noi eravamo chiusi in Dracma assieme a Carlo Ortolano e Tozzo, che vorrei ringraziare per l'ottimo lavoro che han fatto, oltre che per l'amicizia che ci lega da anni.
Abbiamo scelto di stampare il disco solo in vinile, perché solo su questo supporto si può godere al 100% della musica che facciamo. Non siamo però talebani fino al midollo, abbiamo incluso nell'LP un codice per il digital download, in modo che si possa anche ascoltare senza puntina!
L'autoproduzione francamente è stata un scelta forzata, non abbiamo trovato nessuna etichetta disposta a stamparci il disco, e così abbiamo optato per il classico DIY. Eppoi ci piace decidere le cose senza ingerenze esterne, per cui meglio fare da soli!


Torino è una città che "marchia" i propri gruppi in maniera piuttosto riconoscibile. Quali sono le tracce della motor city sabauda nel vostro sound, secondo voi?
(Il Broda) "Tu Mi Nuoci" sicuramente è interpretabile in vari modi, ma ci piace pensare sia un amore/odio viscerale verso una città alla quale siamo molto attaccati che in qualche modo ci ama e ci odia, con i suoi cliché, con la sua finta alternatività con un popolo di che si muove seguendo comunque una moda a cui non ci sentiamo di appartenere, anche se inconsciamente ne facciamo tutti parte... però appunto orgogliosamente figli della motor city sabauda... tu mi nuoci no non smetto mai mai mai maiii!!!!
(Si Monkee) Penso ci sia una sorta di tensione di fondo, forse una eredità del presente/passato industriale della città, che inevitabilmente condiziona la nostra vita e di conseguenza la nostra musica. In passato questa tensione è stata magistralmente convogliata in musica e parole da band come Nerorgasmo, Negazione, Declino... credo che sia così un pochino anche per noi.


[di Andrea Valentini]
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