Laurie Anderson al PAC: 'Racconto storie. E la tecnologia mi inquieta un po' '

Dopo Lione e Düsseldorf, è il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ad ospitare, da domani (11 novembre) al 15 febbraio 2004, la mostra “The record of the time” di Laurie Anderson, inusuale e affascinante collezione di sculture, fotografie, disegni, videoinstallazioni e strumenti musicali di creazione dell’artista americana.

E lei, dolce e carismatica come sempre, sembra esserne sinceramente contenta. “Il bello dell’Italia”, dice al plotone di giornalisti accorsi alla sua conferenza stampa (in serata, in occasione del vernissage, è in programma anche una sua performance), “è che da voi l’arte non è segregata in spazi delimitati ma si mescola ovunque alla vita. Proprio in Italia, qualche anno fa, riuscii ad organizzare uno spettacolo basato sull’idea del teletrasporto, che prevedeva la collaborazione tra un ente culturale, la Fondazione Prada, e un istituto carcerario. Altrove sarebbe stato quasi impossibile… E nel momento di allestire questa mostra mi è tornato in mente anche uno spettacolo che feci a Genova, con un violino che suonava da solo e io che cantavo dal vivo: era un momento triste per me, che avevo appena perso mia madre, e quell’esibizione fu anche un omaggio nei suoi confronti”. “Mi ha sempre affascinato l’uso che fate della voce, nel canto come nella conversazione”, aggiunge cercando di spiegare perché il nostro paese le sembra una sede naturale per la sua mostra. Multimediale, certamente, per le molteplici combinazioni di suono, parola e immagine: anche se all’artista la parola non piace più come un tempo. “Oggi tutto è diventato uno show multimediale: anche un nuovo modello di automobile superaccessoriata lo è, in fondo. Si tratta allora di cercare forme di espressione diverse. A me in questo momento interessa soprattutto raccontare delle storie, nel modo più semplice e diretto possibile. E sono affascinata da quella frase di Godard che dice: ogni storia ha un principio, una parte centrale e una fine, ma non necessariamente disposte in quest’ordine”. E la tecnologia, chiede qualcuno di rimbalzo, così importante in tutto il suo percorso artistico? “Non la rinnego, ma è uno strumento e non un fine. E nella vita quotidiana sono sospettosa nei suoi confronti: tutte queste persone incollate al computer, che credono di navigare il mondo mentre ciò che vedono sono solo immagini grafiche magari di pessima qualità. E che dopo un po’ cominciano a sentire soprattutto dolori al collo e mal di schiena….” .


Intanto, però, Laurie Anderson è diventata la prima artista residente alla Nasa: “Non volevo crederci, è la prima volta che mi capita di arrivare prima in qualcosa. Lavorando a stretto contatto con loro sono anche informata degli ultimi sviluppi della tecnologia militare, e credo che questo gli provochi qualche imbarazzo. Ho cercato di imbastire un racconto sull’evoluzione delle tute spaziali, e nel fare ricerche ho capito che gli ultimi modelli non servono ad atterrare su Marte, ma a muoversi su un deserto che sta su questa terra… Ho anche visto le foto del nostro pianeta scattate dallo spazio più remoto e ho notato le loro colorazioni artificiali. Ne ho chiesto il motivo, e mi hanno risposto che pensavano che alla gente sarebbe piaciuto così…E questa sarebbe scienza?”.

Poi Laurie si sofferma a spiegare alcune delle opere e degli strumenti contenuti nella mostra.

“Noterete che cerco di privilegiare la dialettica al monologo. C’è un’installazione, per esempio, in cui dialogo con uno psicanalista, c’è un mio clone elettronico; e in ogni autoritratto esiste un doppio di me stessa. Anche nell’uso degli strumenti cerco di realizzare una dinamica: il ‘music stick’ che ho usato nella performance di ‘Moby Dick’ è come un sax che puoi suonare con tutto il corpo. Avevo pensato che vedere qualcuno suonare una tastiera è poco più interessante che vederlo usare un ferro da stiro… Qui trovate anche un grande disco dotato di numerosi altoparlanti, che propagano musica da ogni parte: la mia risposta alla frustrazione che provo nei confronti delle limitazioni del suono stereofonico. E poi una tavola ‘manofonica’, in cui è il corpo di chi vi si appoggia a propagare il suono attraverso le ossa: perché l’ascoltatore, e l’ascolto, sono parte integrante dell’esperienza sonora”. .


A chi gli chiede dei suoi progetti in ambito musicale, Laurie risponde con vaghezza: ci sono le performance con un nuovo violino che riproduce armoniche inudibili all’orecchio umano, c’è un audio-diario a cui sta lavorando per la radio francese… “Progetti… Una volta sapevo dove volevo andare e cosa volevo fare. Oggi no, ed è una cosa che ho imparato dai buddisti. Avete presente la metafora del somaro e della carota? Bene, il mio somaro è stanco. Anzi, è morto. E oggi cerco di vivere il presente attimo per attimo. E’ un metodo per vivere meglio, e un suggerimento che mi sento di dare a tutti quanti”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.