Sanremo: il Festival è salvo. Anche se...

Il festival di Sanremo si farà: a fine febbraio, come da tradizione. O forse a marzo, per dare un po' di respiro in più agli organizzatori. Resterà fedele alla sacra formula della gara tra i “big” (ma quali? I primi nomi messi in giro dai bene informati - Albano Carrisi, Mino Reitano, Matia Bazar - non sono proprio quelli dei chartbusters di stagione), per ferma volontà del comune ligure e della Rai. O magari, come vuole Tony Renis, la competizione resterà confinata ai giovani esordienti, con un escamotage destinato a trasformare il resto dello show in un luccicante gran galà televisivo, una specie di notte degli Oscar infarcita di superospiti e stelle internazionali. Sarà (forse) Mogol ad occuparsi della vituperata, e inquisita, Accademia della Canzone: ma solo dopo averci riflettuto sopra, e dopo un' “attenta valutazione” delle implicazioni di un suo eventuale impegno. Lo spettacolo TV lo presenterà Paolo Bonolis, ma solo se avrà carta bianca nella conduzione dello show. Oltre che su Gianmarco Mazzi, Renis avrà nella sua squadra il manager Michele Torpedine e il produttore Celso Valli: ma il quotidiano la Repubblica sostiene invece che i due si sono già defilati, rimpiazzati dagli autori Massimo Guantini e Alberto Testa e dal giornalista TV Pascal Vicedomini. E il dopofestival? Potrebbe passare su Raidue, alla corte del trio Ventura-Gnocchi-Crozza o del team di “La grande notte” (ancora Gnocchi e Crozza, ma senza Ventura): ma è improbabile che questo accada, scrive sul Messaggero Marco Molendini. E le case discografiche? Al Festival non ci andranno, come più volte ribadito. Salvo quelle più piccole, associate all'AFI, che mantengono aperta la porta alla trattativa nonostante l'arrabbiatura per il possibile stravolgimento della competizione canora.

Insomma: la lettura dei quotidiani di ieri, dopo il lancio di agenzia che nella serata di martedì (30 settembre) ha confermato l'assegnazione della direzione artistica del festival (per un anno, più un' opzione 2005) a Tony Renis, conferma almeno due cose. Primo, che il Festival resta una fabbrica poderosa e inesauribile di gossip e false notizie, buone a riempire per mesi di poca sostanza e molta aria fritta le pagine dei giornali. Secondo, che nessuno (Renis compreso, probabilmente) sa ancora davvero che pesci pigliare, quando al grande evento mancano non più di cinque mesi.
Giunge conferma che Rai e Comune, ci mancherebbe, alla torta di Sanremo non vogliono rinunciare: e a viale Mazzini si stanno già prodigando nell'esercizio del compromesso alla democristiana (“La gara ci sarà, ma sarà diversa” ha dichiarato sibillinamente il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, secondo quanto riporta Il Giorno in un articolo a firma di Marco Mangiarotti).
Il resto del panorama, intanto, è tutto un rosario di distinguo, di vedremo, di se e di ma. A questo punto (e in attesa delle prossime riunioni tra le tre parti in causa, Renis-Rai-Comune, che per metà mese dovrebbero produrre un fantomatico regolamento) è ancora possibile tutto e il contrario di tutto. Persino che Renis si tiri indietro, per poi magari tornare all'attacco dopo aver strappato qualche altra concessione ai suoi interlocutori. E tutti a pedalare dietro, come se non ci fossero altre vicende da approfondire e altre storie da raccontare, invece che perdere tempo dietro al solito, immutabile papocchio di interessi (extramusicali), polemiche e cattiva musica che è Sanremo.

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