Quindici anni fa moriva Fabrizio De André

Quindici anni fa moriva Fabrizio De André

Oggi corre l’anniversario della morte di Fabrizio De André, scomparso l’11 gennaio del 1999. Come riporta Il Messaggero, il Festival di Sanremo che si terrà dal 18 al 22 febbraio, dedicherà al cantautore genovese la puntata del venerdì sera. Ad annunciarlo è stato lo stesso Fabio Fazio con l’intento di creare una collaborazione tra il Festival delle canzonette popolari e il Club Tenco, tempio della canzone d’autore.

Fabrizio De André nasce il 18 febbraio del 1940 a Genova. Si avvicina alla musica sin da bambino studiando prima il violino, poi la chitarra, suona in gruppi jazz, si esibisce in pubblico cantando canzoni francesi, traduce Brassens e comincia a scrivere brani di composizione propria.
Il primo disco esce nel 1958: è un 45 giri contenente due canzoni non sue, "Nuvole barocche" e "E fu la notte”. Nel 1967 esce invece “Volume 1” che contiene brani come “Via del Campo” (la musica, che De André riteneva essere una ballata medievale, è la stessa di “La mia morosa la va alla fonte” di Enzo Jannacci) e “Bocca di Rosa” (scritta con Gian Piero Reverberi):






Nel ’68 vengono pubblicati per la Bluebell Records (etichetta nata a Milano nel 1959 da Toni Casetta, chiusa dieci anni dopo) due dischi: “Tutti morimmo a stento”, un album che, come raccontato dallo stesso De André, “parla della morte psicologica, morale, mentale, che un uomo normale può incontrare durante la sua vita”, e “Volume 2” che racchiude brani storici come “La guerra di Piero” e “La canzone di Marinella”. In “Tutti morimmo a stento” sono presenti invece brani come “Cantico dei drogati” e “Inverno”, (entrambi scritti in collaborazione con Reverberi, arrangiatore che rimarrà al fianco di De André fino agli anni Settanta).








Nel ’70 e nel ’71 escono rispettivamente “La buona novella” (concept album ispirato ai Vangeli apocrifi) e “Non al denaro non all'amore nè al cielo”. Il primo disco - che contiene canzoni come “Via della Croce” e “Il testamento di Tito” - è stato realizzato insieme a Roberto Dané, autore e produttore discografico, e veniva considerato dallo stesso De André uno dei suoi album meglio riusciti: “‘La Buona Novella’ è un’allegoria”, ha raccontato il cantautore durante un live nel ’98, “Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell'autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali”:






“Non al denaro non all'amore nè al cielo” riprende il filone del concept album, questa volta però ispirato ad alcune poesie dell’“Antologia di Spoon River” dell’autore statunitense Edgar Lee Masters, libro pubblicato in Italia nel 1943 con la traduzione effettuata da Fernanda Pivano: “Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo”, aveva dichiarato De André in un’intervista con la Pivano.






Successivamente vengono pubblicati “Storia di un impiegato” (1973) e “Canzoni” (1974). “Quando è uscito ‘Storia di un impiegato’ avrei voluto bruciarlo”, ha detto in merito al disco De André, “Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile. L'idea del disco era affascinante. Dare del Sessantotto una lettura poetica, e invece è venuto fuori un disco politico. E ho fatto l'unica cosa che non avrei mai voluto fare: spiegare alla gente come comportarsi”.






“Volume 8” esce nel 1975 anticipato nel novembre del ’74 dalla pubblicazione del 45 giri “La cattiva strada/Amico fragile”. All’album collabora Francesco De Gregori aiutando De André nella stesura dei testi e delle musiche di quattro canzoni: “La canzone più importante che abbia mai scritto”, ha dichiarato De André, “è forse ‘Amico fragile’. È un pezzo della mia vita: ho raccontato un artista che sa di essere utile agli altri, eppure fallisce il suo compito quando la gente non si rende più conto di avere bisogno degli artisti”:






“Rimini”, disco uscito nel 1980 vede l’inizio della collaborazione tra De André e Massimo Bubola. Questo incontro dà vita a brani come “Volta la carta” e “Sally” e la stessa “Rimini”. Il disco viene seguito nel 1981 dal decimo album in studio conosciuto ai più come L’indiano (per via di un indiano rappresentato sulla copertina) e che si intitola semplicemente “Fabrizio De André” e che contiene canzoni come “Fiume Sand Creek” e “Hotel Supramonte”.






“Crêuza è stato il miracolo di un incontro simultaneo fra un linguaggio musicale e una lingua letteraria entrambi inventati. Ho usato la lingua del mare, un esperanto dove le parole hanno il ritmo della voga, del marinaio che tira le reti e spinge sui remi. Mi piacerebbe che Crêuza fosse il veicolo per far penetrare agli occhi dei genovesi (e non solo nei loro) suoni etnici che appartengono alla loro cultura”: con queste parole De André descrive il suo undicesimo album in studio, “Crêuza de ma” pubblicato nel 1984 e scritto in collaborazione con Mauro Pagani e cantato interamente in genovese.






Dopo il successo di “Crêuza de ma”, considerato dalla critica una pietra miliare della musica italiana, De André si prende una pausa di qualche anno durante la quale continua a lavorare con Mauro Pagani. Il risultato, nel ’90, è il disco “Le nuvole”. Nel 1996, dalla collaborazione con Ivano Fossati (anche lui genovese), nasce invece l’album “Anime salve”: “Trae il suo significato dall'origine, dall'etimologia delle due parole "anime" "salve", vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine”, ha raccontato De André.






“Anime salve” è stato il tredicesimo e ultimo album di Fabrizio De André scomparso l’11 gennaio del 1999 all'Istituto dei tumori di Milano dove era stato ricoverato per un carcinoma polmonare. Aveva 58 anni, ne avrebbe compiuti 59 il successivo 18 febbraio.

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