Si è ucciso Ian MacDonald, massima autorità mondiale sui Beatles

Si è ucciso Ian MacDonald, massima autorità mondiale sui Beatles
Ian MacDonald, una delle firme più autorevoli, intellettualmente raffinate e anche discusse della critica e del giornalismo musicale inglese, è stato trovato morto nella sua casa di Wotton-under-Edge, Gloucestershire. La scoperta del cadavere risale a giovedì scorso, 21 agosto, ma solo nelle ultime ore la notizia è circolata sui maggiori mezzi di informazione britannici. Dopo che la polizia aveva rinvenuto un biglietto lasciato da MacDonald sull’uscio di casa, il medico legale ha confermato trattarsi di suicidio: epilogo non troppo sorprendente, purtroppo, di un’esistenza tormentata, in quanto il giornalista/scrittore nativo di Londra soffriva da tempo di crisi depressive e già due volte in passato aveva cercato di togliersi la vita.

MacDonald era notissimo in Inghilterra (e non solo) in virtù di uno stile di scrittura dotto e al tempo stesso passionale, concettualmente elaborato e quasi maniacale nel dettaglio: iniziò a scrivere di musica pop nel 1972 per il New Musical Express, contribuendo allo storico “sorpasso” (in termini di popolarità e tiratura) che il settimanale inglese operò proprio in quegli anni ai danni del Melody Maker, rivale di sempre.
Colto, versatile ed esperto anche di musica classica (celebri i suoi saggi su Shostakovich, che gli procurarono non pochi grattacapi con il KGB), MacDonald consegna alla bibliografia del rock soprattutto il monumentale “Revolution in the head”, minuziosissima descrizione, canzone per canzone, dell’intera produzione musicale dei Beatles (l’edizione originale inglese risale al 1994; edizione italiana a cura di Franco Zanetti con il titolo “The Beatles: l’opera completa”, Mondadori).
Autore, anche, di testi e di canzoni (collaborò con Brian Eno e con Phil Manzanera), MacDonald, che avrebbe compiuto 55 anni il prossimo 3 ottobre, aveva pubblicato solo un mese fa il suo ultimo libro, una raccolta di suoi articoli intitolata “The people’s music”. Lascia incompiuti un saggio su David Bowie e un volume dedicato a simbologie e credenze legate al mondo animale, un’altra delle sue passioni.


"Stile dotto e concettualmente elaborato": proprio vero.

Ricordo la traduzione di "Revolution in the head" - due mesi intensissimi del 1994, lavorando soprattutto di notte - come una delle esperienze più faticose e al tempo stesso gratificanti della mia attività di curatore di libri d'argomento musicale. Quel volume (oggi credo sia ancora disponibile a catalogo, in serie economica) resta un'imprescindibile opera di riferimento per ogni studioso del catalogo beatlesiano. Ne conservo una copia dell'edizione originale, autografata per me dall'autore con i ringraziamenti per il lavoro che avevo svolto. C'era stato un breve carteggio, fra me e McDonald, iniziato per verificare alcune discrepanze sulle note musicali e proseguito con (spero reciproco) divertimento, dopo che mi ero permesso di segnalare alcune incongruenze del testo originario. La casa editrice italiana non osava farle notare all'editore inglese; mi impuntai e la spuntai, e ne ebbi soddisfazione. Ma soprattutto ne ebbi la dimostrazione della cortesia e della correttezza di McDonald, che rispose al mio fax con abbondanza di dettagli e con una cordialità del tutto inusuale. La notizia della sua scomparsa, avvenuta così tragicamente, mi rattrista e mi addolora. Resto orgoglioso di avere il mio nome, scritto in piccolo, su una delle sue opere più significative e durature (fz) .

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