Moby: 'Combattere la pirateria non è servito a niente. Pensiamo alla musica'

Moby: 'Combattere la pirateria non è servito a niente. Pensiamo alla musica'

Meno paranoie nei riguardi della pirateria, più attenzione alla qualità del lavoro e della musica. In un'intervista rilasciata al sito Music Ally, Moby illustra la sua ricetta per far fronte alle mutazioni in corso nell'industria musicale, mostrandosi poco preoccupato dal proliferare di sistemi illegali o (almeno per ora) poco remunerativi di distribuzione come i nuovi servizi di streaming. "Nell'ultima quindicina d'anni le major se la sono presa a morte per la pirateria e non hanno concluso niente", sostiene il musicista nativo di Harlem, New York. "Sicuramente i criteri con cui le grandi case discografiche valutano le cose sono molto diversi dai miei. Non voglio criticare o giudicare troppo duramente il loro punto di vista, ma a un certo momento bisogna valutare empiricamente l'efficacia del loro approccio. E quel che auspicabilmente le major hanno imparato da qualche tempo a questa parte è che punire gli ascoltatori non è la strada giusta da seguire". "Se un musicista produce una bella composizione musicale qualcuno la vorrà ascoltare", sostiene l'autore di "Play" e di "Innocents", l'album da poco uscito sul mecato. "Nel tempo si formerà un pubblico che magari inizia rubando un paio di canzoni o di album ma che poi potrebbe voler comprare merchandising, andare ai concerti e acquistare biglietti".

Si tratta, secondo Moby, di ribaltare prospettiva: "Mi sembra che il music business non abbia tratto benefici dal guardare alla pirateria nel breve termine, qui e ora, invece di pensare che nel lungo periodo quel quadro potrebbe diventare molto più roseo e soddisfacente. Mi rendo conto che molte di quelle società hanno obblighi nei confronti degli azionisti e dei risultati trimestrali ma penso anche che ci debba essere un modo migliore e più efficace di vedere le cose sostituendo una prospettiva più ampia alla visione ristretta al breve periodo". "Se ogni musicista, etichetta e manager si concentrasse davvero nel fare la miglior musica possibile, secondo le sue capacità, e nel rafforzare il rapporto con l'ascoltatore", sostiene Moby, "il resto probabilmente si sistemerebbe da solo".

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