Conrad Murray dopo la prigione: 'Michael Jackson si è ucciso da solo'

Conrad Murray dopo la prigione: 'Michael Jackson si è ucciso da solo'

Nella prima intervista dopo essere uscito dalla prigione in cui è rimasto per due anni (su quattro) per la morte di Michael Jackson, il dottor Conrad Murray, solo indagato e condannato, è rimasto fermo sulle sue convinzioni che la difesa aveva espresso durante il processo. Il medico, in breve, resta convinto che l'artista si sia ucciso da solo iniettandosi una dose di propofol con la quale voleva indursi il sonno. Sentito dal "Mail on Sunday", Murray è rimasto fedele alla linea difensiva perseguita durante tutto il dibattimento che iniziò nel settembre 2011 per concludersi nel novembre dello stesso anno. "Non ho ucciso io Michael Jackson. Era un 'drug addict': è stato Michael Jackson a uccidere accidentalmente Michael Jackson", ha affermato il medico, scarcerato lo scorso 28 ottobre per sovraffollamento carcerario e buona condotta. "Volete sapere quanto vicini fossimo? Tutte le sere gli mettevo il pene in un catetere perché di notte era incontinente. (...) Michael mi disse che in Germania c'erano dei medici che gli davano la roba. Io non ero d'accordo per niente, ma Michael non era il tipo d'uomo al quale potevi dire 'no'. Una maniera la trovava sempre. Quindi acquistai del propofol e glielo amministrai nel corso di un periodo di due mesi e mezzo, fino a farlo gradualmente non più dipendere. E ci riuscii tre giorni prima che morisse. Quel
giorno mi pregò di darglielo perché voleva dormire, non voleva dover pensare. Era




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in crisi in quel periodo della sua vita, pieno di panico. Io credo che si sia svegliato, si sia preso il suo quantitativo di propofol e se lo sia iniettato da solo. Solo che fece tutto troppo in fretta e andò in arresto cardiaco".

 

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