Mika, il disco 'italiano': 'E' come guardare allo specchio 8 anni di vita'

Mika, il disco 'italiano': 'E' come guardare allo specchio 8 anni di vita'

Grazie a X Factor si è conquistato una popolarità consistente anche in Italia, sfoggiando acume, brillantezza, simpatia e presenza che "buca" lo schermo. Legittimo, per Mika, cavalcare l'onda con una raccolta di successi, "Songbook Vol. 1", che esce martedì prossimo, 12 novembre, ed è stata realizzata appositamente per il nostro mercato (da lui in persona: c'è la sua mano nella selezione dei pezzi così come nella scelta del packaging, delle foto e della grafica di copertina). Molti hit ("Relax", "Grace Kelly", "Celebrate"), singoli mai usciti su album, versioni nuove di pezzi già noti ("Origin of love", "Happy ending"), la "Popular song" cantata con Ariana Grande e diventata un fenomeno virale sul Web , un duetto con Chiara Galiazzo ("Stardust") che verrà presentato dal vivo in anteprima stasera a X Factor nonché bonus track aggiunte alla versione digitale e a quelle realizzate appositamente per iTunes, Amazon e Deezer. Non chiamatelo "greatest hits" o "best of", però: "Per me è un'espressione orribile", dice Mika esprimendosi nel suo italiano sempre più completo. "E' come mettere un punto finale, e non è così che lo intendo io. Ho messo la parola vol. 1 perché un giorno vorrei pubblicare un vol. 2. E magari, a 85 anni, un vol.3... Ho iniziato a undici anni a Londra con la musica classica, esibendomi in un'opera di Strauss. Trent'anni dopo ho messo insieme questa famiglia di canzoni strane. Che un po' mi fa anche paura, perché è come guardare questi ultimi otto anni di vita allo specchio. L'ho fatto, ma alla mia maniera, e preferisco il termine collezione che mi risulta più digeribile. E' un disco che serve anche a spiegare chi sono a chi non mi conosce: se poi qualcuno penserà che sono completamente pazzo ne sarò contento".

Ad attirare l'attenzione sono ovviamente i duetti. "Con Chiara ce l'abbiamo fatta, finalmente! Avevamo cantato insieme una volta sul palco di X Factor, avevamo provato subito dopo a registrare in studio ma non ci eravamo riusciti anche perché mettere d'accordo due case discografiche non è facile. Ma ora questa versione mi piace, anche più di quella di due anni fa. Difficile immaginare, a sentirla, che l'ho scritta con due autori di dance music, Alessandro e Benny Benassi, perché di quel genere non c'è traccia: è una melodia tradizionale, e anche qui ho lasciato la mia impronta. Ariana, invece, è una grande star della televisione, negli Stati Uniti, e all'inizio né io né il mio produttore eravamo convinti che fosse una scelta giusta, duettare con lei. Pensavamo fosse un'idea troppo commerciale. Poi ci siamo conosciuti via Skype e lì ci siamo messi a cantare, io a Los Angeles e lei in Canada. E' finita che quel pezzo, 'Popular song', è diventato il mio più grande successo negli Usa. Dato che la Universal non voleva spenderci un centesimo mi sono fatto un video da solo, facendomi aiutare dal mio manager e dalle aziende con cui collaboro da anni. Ha raccolto 37 milioni di visualizzazioni su Vevo, la gran parte in America.





Succede sempre così. Quando penso di avere in mano un grande successo non succede niente; quando invece credo di avere fatto qualcosa di troppo diverso dal solito, il pubblico risponde alla grande. Apprezzo molto il lavoro delle persone che nella casa discografica lavorano con me da nove anni. Ma ho anche capito che ai progetti bisogna mettere un po' di fuoco, e ho deciso di prendere in mano le redini della mia carriera: non voglio essere dimenticato dentro a una compagnia gigantesca. L'ho spiegato a Universal e alla Barclay con cui lavoro in Francia. Voglio avere la libertà di fare quel che desidero senza dover chiedere il permesso".

Così prenderà forma anche il suo prossimo disco, in programma per il 2014. Di cui ha già qualche idea: "Ho sempre cercato di fare musica melodica ma anche un po' estrema. Ed è proprio quella, per me, la parte più interessante, la mia bussola interiore. Sono intuitivo, non calcolo le mosse. Ho fatto tre dischi: il procedimento è diverso, ma l'intenzione è sempre la stessa. L'ultimo disco era molto lavorato, costruito; ho passato sei o sette mesi a lavorarci da solo. E' stata una bella esperienza ma l'ho già fatta, e ora voglio cambiare. Voglio scrivere, andare in studio e catturare l'emozione della canzone in maniera più organica. Come fa il vostro Paolo Conte e come facevano gli autori del Brill Building a New York, Carole King con Gerry Goffin o Jeff Barry, negli anni Sessanta". Davvero ce n'è in cantiere anche uno con Morgan? "Ah, quello lo ha detto lui. Stiamo lavorando a una canzone insieme, ma prima dovremmo finire quella! Magari se ne parla tra tre o quattro anni...Cantiamo insieme, io in inglese e lui in italiano. E vedendolo lavorare in studio ho capito perché è famoso, al di là del gossip e degli scandali. Davanti a un pianoforte è come un bambino impazzito. E' iperattivo, suona con tutto il corpo. Impressionante. Ho molto rispetto per quest'uomo, da lui ho delle cose da imparare".

L'altro grande impegno, ovviamente, è quello televisivo, che vede Mika districarsi su due fronti, e per due talent show concorrenti: X Factor in Italia, The Voice in Francia. "E' una gran fatica, ma è fattibile. Sono due format molto diversi ma equivalenti. E aver fatto X Factor mi ha preparato anche per The Voice". Dietro c'è una strategia precisa: "Faccio programmi molto popolari per poter fare dischi che mi piacciono e non necessariamente così commerciali. Ho letto che 'Vespertine' di Bjork, un disco straordinario, ha venduto 3 o 4 milioni di copie. Incredibile, oggi faticherebbe ad arrivare a 50 mila. E' diventato tutto molto più difficile. L'appetito per certa musica è rimasto, ma è cambiato il modo di consumarla. Bisogna trovare gli strumenti giusti. Spotify? E' fantastico per scoprire nuova musica, ma è come una grande biblioteca universitaria in cui non so quale libro prendere in mano per primo. Io lo uso per ascoltare, ma poi i dischi che mi piacciono li compro su iTunes. Il Cd magari morirà, ma io ci sono affezionato: per questo cerco di realizzare oggetti di valore, da mettere sul tavolo".

X Factor, però, è anche il mezzo per lavorare con artisti interessanti. "Lo sanno anche gli altri giurati che sono stato fortunato, con la mia squadra, e più di una delle mie ragazze potrebbe vincere. Però non voglio cambiare il mio modo di lavorare in funzione di quell'obiettivo. Sono tutte molto giovani e cerco di prepararle al dopo X Factor: un mondo artificiale in cui è come essere sempre sotto l'effetto di steroidi. Tutta quell'attenzione, nel mondo reale della musica, non esiste e bisogna essere pronti alla guerra: far valere la propria opinione nei confronti del pubblico e delle case discografiche. Come dico sempre, ci vuole la pelle dura come quella di un elefante. E' un lavoro duro e intenso, quello che faccio con loro. Moltiplicato per quattro, perché per ognuna ho immaginato una direzione diversa. Roberta Pompa, secondo me, ha la voce tecnicamente migliore di tutto il cast, ma sullo stile c'è ancora da lavorare. Il contrario di Gaia, che di stile ne ha anche troppo ma è da sviluppare tecnicamente. Con Valentina si tratta di lavorare sulla scenografia, sulla presentazione. Mentre per Violetta è un discorso di A&R: non bisogna sopprimere quella sua vena country/folk ma trovare il modo di darle anche un potenziale discografico". Resterà poco tempo libero per godersi la nuova casa di Milano..."Finiamo alle 3, 4 di notte...dopo di che mi piace concludere la nottata ai Navigli, a bere una birra davanti ai canali. Milano mi piace ma è difficile da scoprire: molte delle cose più belle sono nascoste".

Le ultime domande sono a proposito delle recenti dichiarazioni pro diritti degli omosessuali. "Non sono un politico, mi hanno fatto una domanda e ho risposto dicendo quel che penso. Io la mia libertà l'ho conquistata attraverso la musica. Tra il mio pubblico, a un concerto, la mamma di 45 anni con figli si trova magari di fianco a un uomo in tacchi alti. Sono due mondi distanti, ma dopo dieci minuti la musica li unisce. E' sempre stato così. Lo diceva anche Cocteau, uno dei miei grandi eroi, che la musica serve a dire in modo semplice le cose complicate".

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