Cher presenta 'Closer to the truth': 'Mi ero dimenticata di fare musica'

Cher presenta 'Closer to the truth': 'Mi ero dimenticata di fare musica'

Capello rosso fiammante, trucco non troppo pesante, completo nero, aspetto curato ma semplice, lontano dall’immagine inarrivabile che si è costruita in decenni di presenza sulle scene. La diva che dal vivo non sembra una diva è in Italia per qualche giorno: domani parteciperà alla seconda serata del concerto in diretta TV di Gianni Morandi “Me l’hanno chiesto - ho pensato che le mie voce andasse bene con la sua. Ma non l’avevo mai sentito prima”, dice. Canterà la storia “Bang bang” e il nuovo singolo “Woman’s world”.
La sua presenza in Italia è soprattutto per presentare “Closer to the truth”, il nuovo album, uscito il 1° ottobre, il primo lavoro discografico in oltre 10 anni da “Living proof” (2001). La cantante raccoglie la stampa in un hotel milanese e si mostra disponibile, tranquilla, professionale: di persona Cher mostra il suo carisma. Il viso sembra inevitabilmente più giovane dei suoi 67 anni (ma non così immobile come si può pensare vedendo una copertina photoshoppata).
Cher è conscia di essere la storia della musica, non lo dimentica ma non lo fa pesare, non troppo, almeno. Sa che sono passate ere geologiche nella musica e che ora il ring delle cantanti pop, da Katy Perry e Lady Gaga alla discussa Miley Cyrus, è affollato. Lei, signorilmente ma fermamente dice: “Tutti mi chiedono di Miley e delle nuove leve... Qualcuno apre la porta, e ogni persona che passa la apre un po’ di più, finché non è spalancata. Ma quella porta l’ho aperta io...”. Non ha neanche problemi a riconoscere l’età: “E’ troppo dura, oggi, per me, andare in tour. Per il momento ho 49 date fissate in America: devo vedere come va, essere sicura di fare un gran spettacolo, prima di portarlo in giro e in Europa. Sono due ore a saltare su un palco e non so come le reggerò. Ma so anche che se non lo farò adesso, non lo farò mai più. E poi, diciamolo: La strada è un posto solitario - capisco le band che distruggono gli hotel, perché ti annoi”. Lei, di certo, non ama la noia. Quando le si chiede come mai ci abbia messo così tanto a incidere un nuovo disco, risponde serafica: “Non era non che non avessi le canzoni. La risposta è così stupida che mi vergogno di darla: mi sono dimenticata. Il mio manager continuava a insistere, finché non abbiamo trovato quella canzone, ‘Woman’s world’ - e ho deciso di provarci per vedere se avevo ancora voglia e se mi riusciva”.
“Ho lavorato con produttori nuovi e con gente con cui ho confidenza”, continua. “Oggi il processo è più lungo, ma anche più coinvolgente e strano: lavori con una persona e per la voce e poi dai la traccia a qualcun altro per le basi. Ma alla fine, sono sempre le canzoni che fanno la differenza. Non ho sentito altro, ho solo cercato canzoni che funzionassero per me. Non è vanità - so quello che so e sento quello che sento”.
Nel disco, alla fine, ci sono due brani di Pink. C’è una canzone sull’11 settembre, “Sirens” (“Pensavo fosse solo una canzone sulla distruzione. Il mio produttore, Mark Taylor, continuava a chiedermi di cantarla esattamente com’è sul demo, in maniera molto diretta e introspettiva... Credo l’abbia fatto apposta a non dirmelo fino alla fine - pensava che la consapevolezza di quello cui stavo cantando avrebbe rovinato l’interpretazione - rendendola troppo emotiva”).
Non c’è invece la chiacchierata collaborazione con Lady Gaga (che però è trapelata in rete, per l’ira di Cher). “Gaga mi ha chiamata proponendomi le canzone. Ma abbiamo lavorato con produttori diversi - lei con uno nuovo, io con il suo vecchio - e quando abbiamo sentito le parti vocali a nessuno dei due piaceva quello che avevamo inciso. Ci siamo resi conto che avremmo dovuto riscrivere la canzone e non ci siamo trovati con i tempi. Funzionava sulla carta, ma non in pratica”. Una menzione anche per Madonna, che lei chiama “Madge”: “La conosco da quando ha iniziato. E’ incredibile, come artista: ha sempre cambiato look, immagini, canzoni, tutto, e sempre in maniera fantastica, perfetta. Aveva un’idea perfetta di quello che sarebbe successo, prima che sarebbe successo. Ma mi piace più il suo modo di fare le cose che ascoltarla. La mia canzone preferita era la più semplice, “Live to tell”: lei seduta su una sedia”.
Cher diventa un fiume in piena - come su Twitter, dove si esprime senza filtri - quando non parla di musica: “non sono così sicuro che dovrei esserci - forse ogni tanto sono troppo sincera, ma ho relazioni vere con i fan”, dice. Le piace parlare di politica, spiegando i suoi sfoghi sul social network a proposito dello “shutdown” - il blocco dell’amministrazione statale statunitense causato dall’ostracismo dei Repubblicani nei confronti di Obama: “Non sono democratica, ma ho visto 11 presidenti nella mia vita e non ho mai visto nessuna opposizione con un odio così forte nei confronti del presidente da voler bloccare il paese, ma senza fare niente, nessuna proposta alternativa. Io faccio parte di una generazione che ha usato molto la sua voce, mentre oggi credo che si aspetti troppo a farsi sentire - per questo dico quello che penso”. Lei è abituata a farla sentire, la sua voce, non solo nelle canzoni: come ha fatto sui diritti degli omosessuali - rifiutandosi di cantare alla cerimonia: “Ho un sacco amici in Russia - era semplicemente giusto non farlo, con quelle leggi anti-gay. Sarebbe contro ciò in cui credo” - o sulla recente polemica nazionale nei confronti della Barilla: quando qualcuno le ricorda il suo tweet contro la pasta - il cui amminstratore è stato accusato di omofobia a seguito di una incauta intervista in cui diceva che non avrebbe messo una famiglia omosessuale nei suoi spot - lei scoppia in una risata: “L’ho letta sulla news o su Twitter. E ci sono saltata dentro, perché era assurda. E poi mi han detto che comunque facevo schifo - ma non la conoscevo neanche...”

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