La storia è tutto fuorché nuova: nel 2006 la U2 Ltd., società che gestisce le finanze degli U2, si spostò dall'Irlanda ai Paesi Bassi. La ragione del trasloco non venne tenuta nascosta: il regime fiscale olandese, rispetto a quello della madre patria, risultava - e risulta ancora oggi - molto più vantaggioso.
Scelta discutibile ma legittima, almeno dal punto di vista legale, che però a Bono, uno che delle campagne contro la povertà e l'azzeramento del debito nei confronti dei Paesi poveri ha fatto una bandiera, è sempre stata rinfacciata senza mezzi termini. Ciclicamente, gli appelli - polemici - affinché il cantante di una delle band più celebri del pianeta torni a versare i contributi nel suo paese (che, occorre ricordarlo, in termini di conti pubblici non se la passa esattamente bene, e - in ogni caso - peggio dell'Olanda, nazione iscritta da Bruxelles nel novero di quelle virtuose) tornano a fare capolino sui giornali.
E' successo anche ieri, quando, dalle colonne del Daily Mail, la parlamentare irlandese Róisín Shortall, ex laburista ora indipendente nonché, fino al settembre 2012, a capo del Ministero della Salute, ha criticato il cantante per non essere ancora tornato sui suoi passi: "Tutti dovrebbero accollarsi gli oneri necessari a riportare l'Irlanda sulla via del risanamento, e sarebbe bello vedere anche gli U2 e Bono fare la propria parte".