NEWS   |   Recensioni concerti / 18/07/2013

Concerti, Atoms for Peace: la recensione del live di Milano

Concerti, Atoms for Peace: la recensione del live di Milano

 

 

Si racconta che il celebre pittore olandese (ma newyorchese di adozione) Piet Mondrian, prima di arrivare a realizzare i suoi quadri astratti fatti di linee nere perpendicolari e pochi punti colorati, sia partito analizzando la struttura degli alberi e l’intricato sovrapporsi dei rami, cercando di togliere man mano dai suoi dipinti il superfluo per arrivare all’anima geometrica che contraddistinguerà tutte le sue opere più celebri.

 

Thom Yorke ha adoperato un metodo simile per la sua musica, l’aveva fatto per “The king of limbs” e l’ha ripetuto per la registrazione dell’album d’esordio della sua nuova band, gli Atoms for Peace. Partendo dalle composizioni al pianoforte e dalle jam in studio, il piccolo genio di Oxford ha elaborato un album elettronico, ma non asettico, in cui l’apporto umano dei musicisti coinvolti nel nuovo progetto è stato portato alla sintesi massima attraverso il filtro della tecnologia.


Nel momento in cui, però, queste canzoni sono state portate dal vivo ecco che tutto il lavoro fatto in sala prove e in studio viene ripreso per ridare sangue, muscoli e cuore alle strutture elettroniche: era successo per l’ultimo tour dei Radiohead e l’album “The king of limbs” e si è ripetuto ieri, per la data milanese del tour di “Amok” il disco di debutto degli Atoms For Peace.


Precisi come un orologio svizzero dopo mezz’ora di live degli sconosciuti ma interessanti Owiny Sigoma Band, gli Atoms For Peace sono saliti sul palco costruito all’interno dell’Ippodromo di Milano suddividendosi su due file: dietro Nigel Godrich a tastiere, chitarre e cori, il batterista Joey Waronker (già con R.E.M. e Beck) e il percussionista Mauro Refosco (Red Hot Chili Peppers e Daivd Byrne), e davanti le due star della serata: Thom Yorke, diviso tra voce, chitarre, pianoforte e balli sfrenati, e Flea una vera “belva” da palco tutto fisicità e linee di basso.
Fin dalle prime note di “Before your very eyes...” appare chiaro un fatto molto importante, non eravamo ad un concerto dei Radiohead, e questa certezza permette sì alla band di muoversi liberamente nel loro territorio, ma, soprattutto, permette al pubblico di godersi lo spettacolo senza il peso delle aspettative accumulate in vent’anni di concerti (il primo tour degli oxfordiani è proprio del 1993). Questa comune spensieratezza trasforma il concerto in una vera e propria festa in cui i primi a divertisti sono gli Atoms For Peace, con Yorke scatenato nel suo ballo sincopato e buffo, e Flea intento ad instaurare quasi un contatto fisico con i suoi compagni e il pubblico.


Dividendosi tra canzoni prese da “Amok” e dal primo disco solista di Thom, “The eraser”, la band mette in piedi uno show in cui raramente si concede momenti introspettivi (come accadrebbe nei Radiohead), se non nell’esecuzione del singolo “Ingenue” in cui Yorke di mostra di avere un gran talento per le melodie seppur ora preferisca concentrarsi sulle ritmiche.


Nonostante i megaschermi si spengano dopo poche canzoni, il pubblico viene totalmente trascinato a ballare dai ritmi incessanti di questa superband che, con alcune perle come “Unless” (uno dei brani migliori di “Amok”), la violenta “Cymbal rush”, “The clock” e “And it rained all night”, illumina una serata quasi perfetta.

 

Dopo appena sedici canzoni (una in meno di Roma), il pubblico milanese è potuto tornare a casa con il dolce ricordo  di uno show, non solo divertente, ma anche originale. Gli Atoms, grazie a Dio, non sono i Radiohead, sono una band totalmente diversa anche se con uno scopo comune, spostare nel futuro i confini del rock e della musica in generale senza diventare schiavi dell’elettronica.



(Giuseppe Fabris)

 

 

 

 

 

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