Alborosie, 'Sound the system': 'Un disco reggae, fedele alla linea'

Alborosie, 'Sound the system': 'Un disco reggae, fedele alla linea'

Dalla lontana Giamaica, Alborosie è tornato con un nuovo album e un nuovo monito per i suoi seguaci di tutto il mondo: "Sound the system". Pubblicato lo scorso 4 luglio per Vp Records, il disco non è solo l'ideale successore di "2 times revolution" (2011) - il fortunato album che lo portò ad esibirsi sui pachi del globo - ma anche e sopratutto il personale consiglio elargito dal cantante siculo per meglio barcamenarsi in questi tempi duri e difficili, affinchè la crisi, oltre che materiale, non diventi anche spirituale: "Quando dico 'Sound the system' voglio portare un'ondata di positività all'interno di un sistema che in questo momento storico particolare è tutto tranne che positivo. E' una sorta di judgment. Poi c'è il secondo significato con cui invito le persone a suonare il proprio sound system personale".

E per aumentare il tasso di spiritualità sacralità al suo lavoro Albo, ha invocato niente meno che gli Abyssinians, il leggendario gruppo vocale giamaicano che ha accettato di partecipare all'album non senza un certo corteggiamento: "Loro sono uno dei miei gruppo preferiti e, abitando io in Giamaica, con Bernard Collins (fondatore del gruppo nel 1968 insieme a Donald Manning ndr) ci vediamo praticamente tutti i giorni. Ci ho messo un po' a convincerli perché loro sono proprio militanti del movimento rastafari, hanno una precisa mentalità. Però dopo un bel po' hanno accettato. Loro hanno scritto il pezzo in aramaico che, se mi chiedete cosa significhi non saprei rispondervi. Mi hanno assicurato che dicono 'give a thanks' però non ho trovato un etile a cui chiedere. Ci fidiamo." La scelta, nel 2013, di inserire una lingua che vanta più di 3000 anni di storia: "E' dettata dal desiderio di introdurre sempre un po' di spiritualità, un po' di Bibbia, in questo modo così materialista. Non si può essere solo spirituali ma nemmeno solo materialisti perché l'essere imano è fatto di tante. Io la vedo così almeno. C'è lo spirito e c'è il materiale. 'Give thanks' serve un po' a riportare la Bibbia nella realtà. E quale gruppo migliore degli Abyssinaìians? Questo è stato il mio seme di positività nell'album."

Ma non l'unico seme di collaborazione. Anche Ky-Mani Marley, undicesimo figlio di Bob e grande amico dell'ex Reggae National Tickets, ha preso parte a "Sound the system", duettando sullo storico brano del padre "Zion Train": "Con Ky-Mani c'è un'amicizia che dura da 15 anni. Abbiamo fatto insieme tanti pezzi e questa è la riconferma del nostro legame. Seguo sempre una precisa linea di lavoro perché così è la mia formula da anni. Abbiamo scelto 'Zion train' per lo stesso motivo, ovvero perché nel mio percorso lavorativo ho sempre introdotto un pezzo di Bob Marley qua e là. E' un modo di pagare tributo a Bob che come musicista ci ha lasciato tanto e ci ha ispirato tutti."

Anche un'altra grande amica di Alborosie è stata coinvolta: si tratta di Nina Zilli che, dall'Italia ha prestato la sua voce per la traccia "Goodbye". Dalla canzone sono scaturite due versioni - una in italiano e una in inglese - nonché un bel po' di problemi: "E' una collaborazione sofferta perché ne abbiamo fatto una versione italiana e una inglese e l'etichetta di Nina sbatte i piedi, fa i capricci. Non posso fare uscire la versione in italiano, solo quella in inglese. E' bella e difficile questa operazione. Io conosco Nina ormai da molti anni però quando un artista poi firma con le multinazionali… Io sono un rastafarian, anti-Babylon, quindi mi muovo un po' da pirata. Andare contro queste mega etichette enormi e piene di soldi. E' un po' come nuotare controcorrente. Però speriamo di riuscire a fare un video il più presto possibile e promuovere il singolo che è molto bello."

"Sound the system" è il frutto di un intero anno di lavoro, realizzato in toto dallo stesso Alboroise ("al 95%", ha ci ha detto lui) che ha operato come musicista, come produttore e come ingegnere del suono "E' per questo che ci metto sempre così tanto tempo. Anche perché me la prendo con comodo. In un anno poi ci metto anche tre o quattro tour ed è sempre difficile giostrare tutto quanto." A proposito di tour, la serie di concerti per presentare dal vivo il nuovo disco è già iniziata da alcune settimane: "Sta andando bene e sono molto felice soprattutto perché sono headliner in tutti i festival a cui partecipo. C'è stato un grande cambiamento, in Francia poi anche in Germania. Prima parti suonando alle 17.00 nei festival, poi arrivi alle 19, infine alle 23 nella parte principale. Quindi c'è una crescita terrificante. In Italia invece ci sono spettacoli solo di Alborosie ed è sempre pieno di gente e devo proprio ringraziare il popolo dicendo 'vi amo, vi voglio bene'. Siamo sempre in tanti e nonostante tutti parlino di tempi difficili noi in qualche modo ce la caviamo. Per ora me la sto cavando, insomma. Non posso essere ingrato nei confronti di nessuno. Dal Sud America alla California e i tantissimi posti in cui suono, noto che la gente è sempre la stessa. Quello che io do loro sul palco, loro me lo restituiscono sempre. Lo stesso amore, la stessa energia. La mia musica è capita e sentita alla stesso modo ovunque. Poi magari l'atteggiamento di un pubblico è diverso dagli altri però son sempre tutti fantastici."

Nonostante "la missione di musico, di rivoluzionario con la chitarra" che lui ha deciso di intraprendere circa 10 anni fa, uno dei suoi punti vitali è la famiglia che, non solo si è creato sull'isola caraibica ma che è anche riuscito a portarsi dietro dall'Italia: "Mi sto dedicando alla famiglia. Mi sono reso conto che prima la musica era la mia vita, adesso la mia vita è musica. Mi sto prendendo del tempo per me stesso. Adesso faccio i tour, ma durerà solo un mese invece che due perché voglio fare quello è giusto. Tagliando quello che non serve, per avere un po di tempo per me stesso e per la mia famiglia. Per godere di quello che faccio. Il mio progetto per il futuro è vivere."
Alborosie ha lasciato il Belpaese nel 2000, quando il reggae nostrano aveva un certo peso nei centri sociali, raggiungendo in alcuni casi finanche i circuiti del mercato discografico tricolore: "Il problema non è mai del genere musicale in sé, il problema sono i media. 20 anni fa un pezzo reggae passava su MTV, ora non più. Sono cambiati i formati e per farsi notare un artista deve adattarsi alle nuove esigenze. Come gli artisti vogliono vendere gli album, le televisioni vogliono aumentare gli ascolti. Quindi poi diventa un circolo vizioso. Ma la musica reggae c'è ancora. Se qualcuno viene a un festival con Alborosie si rende conto che è una realtà che esiste ancora. Però manca sul main stream. Le radio non passano pezzi reggae, a meno che non lo si adatti al format giusto. Ma allora diventa un pezzo reggae-pop. Le musiche più alternative sono lasciate in disparte.
Io mi tengo sempre mega underground. Non mi faccio corrompere. In molte etichette mi ha fatto delle proposte. Però poi devo mettermi in giacca e cravatta, fare tutto quello che mi dicono loro. Io ormai sono fedele alla linea, sono così e così mi tengono."

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