Valerie June: 'I miei maestri? Sono i bambini e gli anziani'

Trentun'anni, originaria di una terra musicalmente fertile come il Tennessee, autodidatta e viaggiatrice (nel solco della miglior tradizione del folk e del blues), Valerie June ha navigato a lungo sulle rotte secondarie e meno visibili della scena musicale. Poi è arrivato Dan Auerbach, e tutto è cambiato. Il cantante e chitarrista dei Black Keys si è innamorato della sua voce e delle sue canzoni e l'ha presa sotto la sua ala protettrice: il risultato è "Pushin' against a stone", un disco di black music tradizionalista e moderna che in molti già si sono appuntati tra le cose migliori uscite nella prima metà del 2013.

Sembra che sia stata tu a metterti sulle tracce di Auerbach, piuttosto che il contrario. C'è un'analogia, nel vostro modo di avvicinare il blues e altre forme di musica tradizionale americana con una sensibilità anche "moderna"?

Sì, Dan e io amiamo in gran parte gli stessi artisti.

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Brani come "Tennessee time", "Trials, troubles and tribulations" o "Shotgun", a un ascolto superficiale, potrebbero essere effettivamente scambiati per old time music, canzoni di quasi un secolo fa.

Ecco il motivo per cui, secondo me, non è appropriato parlare di età a proposito della mia musica. Molte delle cose che faccio arrivano da altre epoche. E poi, in fin dei conti, non si dice che tutto abbia luogo nello stesso momento?

Essendo nata tra Memphis e Nashville sei stata ovviamente esposta al soul, al country e al blues fin da piccola. Ricordi le tue prime epifanie musicali, e il momento in cui ha deciso di voler diventare una musicista professionista?

Ho sempre desiderato cantare, crescendo però mi mancavano la fiducia in me stessa e l'autostima per pensare di potercela fare. A volte sembra che la mia vita consista nel rifiutarmi visceralmente di credere che le cose siano impossibili...anche se una piccola voce dentro la mia testa mi dice quel che non posso fare.

Quali sono state, e quali sono oggi, le tue fonti di ispirazione? I tuoi eroi musicali?

Le mie ispirazioni sono in costante evoluzione. Più che altro mi sento ispirata dai grandi poeti e dagli scrittori per l'infanzia. Credo che le storie più semplici apprezzate dai bambini siano in grado di intrattenere anche la maggior parte degli adulti, riportandoci alla mente lezioni che spesso non ci vengono più insegnate. Anziani e bambini sono i più grandi maestri e le maggiori fonti di ispirazione per tutti noi che siamo nel mezzo delle nostre vite.

In "Workin' woman blues", il primo singolo dell'album, si sente marcata un'impronta Stax, forse anche un eco della musica delle township sudafricane. E' così che avevi immaginato la canzone fin dall'inizio?

Non avevo idea di come sarebbe diventata "Workin' woman blues" con una band. E' semplicemente venuta così quando sono andata in sala con Peter Sabak e quel gruppo ungherese. E' stato Sabak a produrla, e l'abbiamo registrata a Budapest.

A sentire questo disco, sembri egualmente a tuo agio con la musica acustica e con quella elettrica, a esibirti da sola o con una band.

Proprio così! (June dice "Sho nuff I do", citando il titolo di un classico di Elmore James). 

Molti sembrano sorpresi di vedere una giovane afroamericana suonare uno strumento come il banjo. Tu e musicisti come i Carolina Chocolate Drops state in qualche modo riaffermando le radici afroamericani della old time music e della musica eseguita con strumenti a corda.

Credo di sì. I neri suonano da secoli ogni genere di musica...Gesù, che grande e stupefacente popolo siamo!

Molti giovani musicisti, bianchi e neri, in America e sull'altra sponda dell'Atlantico, sembrano desiderosi di tornare a forme tradizionali di musica come il folk, il blues e il country, e in tutto il mondo oggi anche il pubblico sembra condividere questo interesse. Dal momento che non sempre è stato così, come te lo spieghi?

Non ho spiegazioni da dare. Alla gente piace quel che piace. Per me, mi sono accorta, apprendere le canzoni tradizionali e crearne una versione personale è stato un sistema efficace per imparare a suonare la chitarra, il banjo e l'ukulele. E' stato come affrontare una sfida musicale...non con il canto, ma con la capacità di suonare. Non sapevo neanche battere le mani a tempo, prima. E cominciare a dare una mia interpretazione a quegli antichi motivi ha contribuito a convincermi che avrei potuto impararne molti altri attraverso i miei strumenti. E' così che si è acceso il mio interesse per uno studio sempre più approfondito del passato.

La tua biografia è scandita da canti in chiesa, busking, lavoro precoce: il classico addestramento, in un certo senso, dei musicisti di strada. Ti senti in qualche modo più solida e con i piedi piantati per terra, rispetto ai giovani che vengono scoperti in tv e con i talent show?

Mi sento come se avessi vissuto molte vite, e avrò sempre una storia da raccontare. In fin dei conti sono una storyteller, una narratrice. Ho dovuto vivere quelle cose...non potevo soltanto raccontarle.

"Pushin' against a stone", a quanto hai dichiarato, è un titolo autobiografico. Dunque non hai avuto sempre una vita facile...

Ogni nuovo giorno propone le sue sfide. E siamo noi che abbiamo scelto come viverle.

Hai pubblicato alcuni dischi autoprodotti e ne hai finanziati altri attraverso Kickstarter, rifiutando nel frattempo offerte di major ed etichette indipendenti. Perché, e cosa ti ha fatto cambiare idea?

Anche questo disco è stato realizzato tramite Kickstarter. Non esiste un sistema perfetto. Solo soluzioni perfette nella loro imperfezione....tante strade diverse....e non devo necessariamente viaggiare sempre da sola sulla stessa strada. E' bello avere una squadra. Guardatemi...posso anche viaggiare in compagnia! Specialmente quando sento che si tratta di una buona compagnia!

La tua performance alla tv inglese del novembre scorso, nello show di Jools Holland, sembra essere stato un momento chiave nel lanciare la tua carriera. Eri nervosa? Come ricordi quel momento?





No, non ero nervosa più del normale, quando sono andata al Jools Holland. Non più di quanto lo siano tipicamente le ragazze: sembrerò stanca e tirata? Sapevo che le canzoni erano adatte alla serata, dunque nessuna preoccupazione da quel punto di vista! Dovevo solo pensare a divertirmi e a metterci il cuore. Jool provvedeva a mettermi a mio agio. Chi può sentirsi nervoso, se ha vicino un tipo così?

E ora che succederà? Ci sono nuove canzoni, idee o piani nel cassetto?

Sono una sognatrice...sempre lì a fantasticare e a rendere manifeste le mie visioni. Ma non parlo mai troppo dei semi che sto cominciando a piantare.

(am)
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