«Forse pubblicheremo altro materiale live dei Led Zeppelin, e anche con documentazione fotografica. E poi, se non lo facciamo noi, lo faranno altri, e non bene come noi. Debbo dire però che la quantità di lavoro che ci vuole per promuovere è pazzesca. Ci mettevamo più tempo a fare interviste che a fare un album».
Ciononostante Jimmy Page si è concesso a Marinella Venegoni su "La Stampa", in occasione del concerto al Forum di Assago insieme a Robert Plant. Ecco alcune dichiarazioni del leggendario chitarrista:
«La gente pensa che io non possa più suonare, e così vado sul palco a provare che non è vero. E poi pensano che io non possa più scrivere cose nuove, così son costretto a scriverle. Non saranno della stessa intensità del passato, perché in quei tempi io vivevo nei Led Zeppelin tutta la mia vita, a scapito del privato. E infatti non lo faccio più».
Page spiega inoltre perché, a suo giudizio, la sua generazione ha prodotto tanti "virtuosi" della chitarra: «Eravamo autodidatti e imparavamo dalle stesse fonti: consumavamo i dischi che trovavamo nei negozi di collezionisti. Quelle erano le radici, ed erano forti al punto che c'era un grande convincimento nel suonare. I discografici poi non investivano nei videoclip ma nelle nuove band, cosa che dovrebbe avvenire ancora oggi».
Ciononostante Jimmy Page si è concesso a Marinella Venegoni su "La Stampa", in occasione del concerto al Forum di Assago insieme a Robert Plant. Ecco alcune dichiarazioni del leggendario chitarrista:
«La gente pensa che io non possa più suonare, e così vado sul palco a provare che non è vero. E poi pensano che io non possa più scrivere cose nuove, così son costretto a scriverle. Non saranno della stessa intensità del passato, perché in quei tempi io vivevo nei Led Zeppelin tutta la mia vita, a scapito del privato. E infatti non lo faccio più».
Page spiega inoltre perché, a suo giudizio, la sua generazione ha prodotto tanti "virtuosi" della chitarra: «Eravamo autodidatti e imparavamo dalle stesse fonti: consumavamo i dischi che trovavamo nei negozi di collezionisti. Quelle erano le radici, ed erano forti al punto che c'era un grande convincimento nel suonare. I discografici poi non investivano nei videoclip ma nelle nuove band, cosa che dovrebbe avvenire ancora oggi».
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