The Observer 2013: l'intervista ai Labradors

Due settimane fa abbiamo presentato i Labradors sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, commentato il loro disco d’esordio, l’ottimo concentrato power pop “Growing back”.

Oggi abbiamo preso contatto direttamente con il trio formato da Filippo Colombo (voce e chitarra), Fabrizio Fusi (basso) e Filippo Riccardi, per scambiare due parole e conoscerli più da vicino, chiudendo così lo spazio della nostra rubrica a loro dedicato. Per le nostre prime domande andiamo sul tradizionale chiedendo ai Labradors da dove sono venuti e, soprattutto, come sono arrivati a scegliere questo nome per la band: “E tradizionale sia! Dunque i Labradors nascono nel 2010 in maniera piuttosto rapida da un'idea Pilli (chitarra e voce) e Fabrizio (basso e cori), precedentemente già insieme nel progetto post-hardcore Cusack. La scelta del batterista è scattata poco dopo su Filippo Riccardi, il nostro asso nella manica! Il nome? Scelto deliziosamente a caso”. Il riferimento ai Cusack è un buono spunto per parlare delle esperienze passate dei singoli membri della band, visto che tutti in qualche modo avevano già avuto l’occasione, per così dire, di salire su un palco: “Tutti noi ci portiamo un bel bagaglio di esperienze in svariati progetti punk e hardcore anche se forse la congiunzione più immediata, per una questione di genere, è con i Suinage, band power pop disciolta nel 2010 in cui militava Pilli come vocalist e songwriter”.



Tornano invece al presente, come funziona la scrittura in casa Labradors? La sensazione, una volta ascoltato il disco, è che i pezzi nascano alla classica maniera "voce e chitarra"… “Esatto, voce e chitarra "a la canadienne", suonata spesso di fronte allo specchio di un cesso e registrata con apparecchiature di fortuna con testo maccheronico inventato al momento. In sala prove le cose prendono forma e tutti buttano idee e contributi fino a che, voilà, il piatto è pronto”. Un piatto che nello specifico i nostri hanno messo sul menù con il titolo “Growing back”. Un disco di genere, molto compatto e immediato. Un disco power pop a tutti gli effetti: “Siamo entrati in studio con le idee molto chiare su come dovesse essere il risultato finale sia a livello di suoni che per quanto riguarda l'incastro dei pezzi nella scaletta. Sapevamo, ad esempio, che "Village Of the Damned" doveva essere assolutamente l'ultima dell'album. Da lì in poi abbiamo lavorato con Davide Lasala per ottenere insieme quello che avevamo in testa; volevamo che fosse potente, ma allo stesso tempo grezzo. L'ispirazione per il sound sono stati i primi dischi dei Thermals, sporchi al punto giusto”.
Giusto per restare in tema influenze, nella recensione abbiamo fatto riferimento a gente come Bob Mould, Ash, Foo Fighters… Tutti band o artisti che bene o male vengono spesso e volentieri accostate nome Labradors: “Nelle recensioni spesso saltano fuori nomi curiosi (ad esempio Counting Crows, nessuno di noi li ascolta!). Tutte le band citate ovviamente fanno parte del nostro bagaglio di voraci divoratori e scopritori di musica, perciò ci sembra normale che tante di quelle influenze saltino fuori nelle nostre canzoni. Ma francamente il nostro obiettivo non è quello di rendere dichiaratamente omaggio a questa piuttosto che a quell'altra band. Questo è il genere che ci viene più naturale, quello che più ci diverte mentre suoniamo dal vivo, e che ci soddisfa quando siamo in studio. Tutti noi ascoltiamo instancabilmente di tutto, dal garage punk al rap e all'r'n'b, metal hardcore e AM anni 70. Siamo dei nerd della musica”. Oltre alla musica però i Labradors amano… “andare a mangiare bene e bere ottimi vini e birre. L'altra grande passione è il cinema, che spesso salta fuori nei nostri testi come ad esempio "Sundance", pezzo un po' ironico sui film stile "Little Miss Sunshine" o "Village Of The Damned"”.



In studio, come già accennato in precedenza, i Labradors hanno avuto modo di lavorare Davide Lasala. Com'è nata questa collaborazione? “Davide è prima di tutto un caro amico, oltre che un ottimo fonico e vero e proprio maestro della ricerca del suono di chitarra. Tutto è andato alla grandissima, a parte quando ha cercato di ucciderci brandendo una canalina perché alle due del mattino volevamo fare altre tracce di synth o registrare due tracce di trapani!”.
Per chiudere l’intervista diamo infine uno sguardo al futuro dei Nostri. Un futuro ricco di: “Tanti concerti, uno split in uscita con una band di nostri amici, gli Ilona Staller. E tanti, tanti, tanti pezzi nuovi in cantiere! Whoff!”

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