The Observer 2013, Io Non Sono Bogte: nuovo video e intervista

The Observer 2013, Io Non Sono Bogte: nuovo video e intervista

Lo scopo principale della nostra rubrica The Observer, è quello di andare a caccia di band italiane emergenti; musica di casa nostra che, secondo noi, merita un approfondimento particolare. La nostra opera di scouting ci porta ogni settimana a scoprire un nuovo artista o una band: li potete trovare tutti qui. Oltre a questi però, ci sono anche tanti altri artisti che orbitano nella galassia the Observer, artisti in rampa di lancio che stiamo tenendo d’occhio da vicino. Tra questi, senza ombra di dubbio, ci sono gli Io Non Sono Bogte.

Band romana formata da Daniele Coluzzi (voci e chitarre acustiche), Carlotta Benedetti (chitarre elettriche), Federico Petitto (basso) e Dario Masani (batteria), gli Io Non Sono Bogte si presentano al pubblico nel settembre 2011 con un primo singolo, "La musica italiana & altre stragi", un pezzo che anticipa di un anno l’uscita del disco d'esordio, “La discografia è morta e io non vedevo l’ora”, pubblicato nello speciale formato di scheda USB. Il disco, uscito per Labelpot Records, conta dieci pezzi dal carattere autobiografico che si confrontano con i disastri della situazione sociale e culturale attuale. Una critica puntigliosa e personale, portata avanti attraverso un rock di base alternativo e cantautorale ma ricco anche di riferimenti post punk e new wave. Un disco che ha inevitabilmente portato gli Io Non Sono Bogte alla nostra attenzione. L’occasione per parlare con il gruppo ci è poi stata data dall’uscita del nuovo video di "Il mercato nero delle Ostie". Un video molto interessante per un pezzo altrettanto interessante. Lo potete trovare qui sotto, seguito da una bella chiacchierata che abbiamo fatto direttamente con Daniele Coluzzi, frontman del gruppo.



Per iniziare prendiamo spunto dal titolo del disco; per gli Io Non Sono Bogte, infatti, la “discografia è morta e loro non vedevano l'ora”: “La discografia è morta, e noi non vedevamo l'ora” ci conferma perentorio Daniele. “Il collasso dell'intero sistema discografico è sotto gli occhi di tutti, le grandi major sono costrette a restare attaccate con terrore ai soliti artisti che producono da trent'anni, alle garanzie di un tempo, e l'unico tipo di scouting che possono permettersi è quello che avviene in maniera piuttosto umiliante e deprimente in televisione, nei talent. I grandi network radiofonici sono costretti a passare solo musica straniera e quei pochi singoli che gli arrivano dai ragazzi dei talent show, destinati a durare a malapena due mesi. Diciamo che sono rimasti tutti vittima del loro stesso giochetto, hanno contribuito notevolmente ad abbassare il livello culturale di questo paese e le aspettative del pubblico, tentando la strada più facile e immediata, e adesso non sanno più cosa inventarsi. Nessun artista oggi viene più seguito e preparato ad una carriera duratura e crescente, e così lasciano un buco incredibile, un vuoto che oggi viene colmato con più facilità per esempio dalla musica indipendente o dall'hip hop. Perché la gente, nonostante tutto, ha ancora voglia di ascoltare roba nuova, di qualità e nella propria lingua madre”. In questo contesto, chi è Bogte? “Bogte è un nemico immaginario, quel fantasma che da soli ci creiamo e col quale da soli siamo costretti a combattere, spesso per una vita intera”. Se voi non siete Bogte (che poi è anche il titolo del primo pezzo del disco), chi siete? “Siamo quattro ragazzi come tantissimi altri in tutto il Paese: suoniamo, ascoltiamo musica, lottiamo per studiare, per lavorare, e per vivere a pieno la nostra giovane età al di là della crisi economica o dei fantasmi personali!”.

Il disco è stato pubblicato su una penna USB dalla forma di musicassetta. Un modo originale di ribadire il concetto "la discografia è morta": “La scheda USB è un simbolo” ci spiega Daniele, “un segnale che oggi tutto sta profondamente cambiando e che per esempio, se compri l'album di una band nuova, e poi quest'album non ti piace, non hai necessariamente buttato dei soldi al vento, ma puoi sempre cancellare quei file e riutilizzare la penna per i tuoi, in un continuo scambio di progetti e idee”. "La musica italiana & altre stragi" è, invece, il titolo del primo singolo. Un manifesto (musicale e lirico) a tutti gli effetti… “Sì, forse è il pezzo che racchiude al meglio tutti gli argomenti affrontati nelle altre canzoni e riassume il sound dell'intero album” ammette Daniele a Rockol. “I mandanti siamo noi quattro, ma potremmo essere noi cento, noi mille, noi diecimila. I mandanti sono tutti quelli che vedono davanti ai propri occhi la possibilità di un futuro diverso da quello che ci hanno prospettato, ed hanno l'urgenza e la voglia di farne parte il prima possibile”.



Due parole sulla copertina del disco? Che di solito è anche il primo biglietto da visita: “La copertina è la Deposizione di Caravaggio. Ci divertiva notare come, togliendo Gesù Cristo, improvvisamente i personaggi sembravano assumere non più un carattere tragico ma una posa quasi di sollievo, alzando le mani al cielo estasiati. Sembrano quasi dire che la discografia è morta, e loro non vedevano l'ora!”.
Quella degli Io Non Sono Bogte è una musica molto evocativa, a tratti immaginifica. E questo grazie ai testi, sempre molto espliciti, ma anche alla parte strumentale. Musica molto netta, fatta di luci di taglio che generano una certa atmosfera: “La nostra musica è stata definita spesso, appunto, evocativa o immaginifica” ammette Daniele. “A noi è sembrata sempre molto chiara e lineare, ed è così che ci vediamo da dentro. Semplici, diretti e immediati. All'esterno ci piacerebbe arrivasse un po' di più il lato pop dell'album, e meno tutti gli elementi di provocazione e ribellione che alcuni hanno visto”.

Parlando invece di background musicale, abbiamo chiesto a Daniele, se gli Io Non Sono Bogte potessero scegliere qualcuno - chiunque - con cui collaborare, con chi gli piacerebbe entrare in studio: “Personalmente, se potessi scegliere un artista italiano con il quale collaborare, punterei subito alle donne. Prime fra tutte Carmen Consoli e Elisa, con la quale abbiamo avuto comunque l'onore di duettare dal vivo, aprendo il suo concerto di Firenze al Viper. Rimanendo sulle donne, aggiungerei anche Maria Antonietta, che secondo me diventerà una stella del cantautorato tricolore”.
“La discografia è morta e io non vedevo l’ora” è un disco che, in estrema sintesi, racconta delle storie: “Le canzoni di questo album sono nate tutte nello stesso modo, e cioè da me e dalla mia chitarra acustica che ancora non ho imparato a suonare. Le storie sono autobiografiche, ma anche semplicemente di fantasia, mescolando sempre e comunque gli argomenti personali con quelli sociali e culturali, che influenzano profondamente la nostra vita di tutti i giorni e che non possono quindi essere lasciati fuori”. Il disco è uscito a novembre del 2012. Di solito, guardare un'opera dopo un po' di tempo mette in luce degli aspetti che prima non si vedevano. La si può affrontare da prospettive diverse: “A distanza di qualche mese abbiamo scoperto che questo album ci rappresenta ancora tantissimo, e ne siamo felicissimi. La prima soddisfazione, quando si fa un disco, è scoprire di essere riusciti a dire esattamente quello che si voleva dire, e per noi questo è già abbastanza. Certo, ci sono poi molte cose che potevano essere fatte meglio, ovviamente dal momento dopo in cui hai registrato le canzoni cominci a sentire piccoli difetti impercettibili, o cominciano ad uscire idee nuove per arrangiarle. In realtà però siamo contenti così, le canzoni vivono bene sul palco e sono molto vicine alla loro versione dell'album”.

Chiediamo poi a Daniele due parole sull’ultimo video e sulla scelta del pezzo “Il mercato nero delle Ostie”: “‘Il mercato nero delle ostie’ è il secondo singolo estratto dall'album, dopo ‘La musica italiana & altre stragi’. Abbiamo scelto questa canzone perché parla di Bogte e di tutto ciò che egli rappresenta. Il video gioca sul personaggio stesso di Bogte: ci cerca in questi luoghi alienanti e abbandonati, ci sente suonare ma quando pensa di averci trovato non ci vede. E' tutta una metafora sulla capacità di ognuno di guardare i propri difetti, starci faccia a faccia e magari poi lasciarli andare”.
Per concludere in bellezza la chiacchierata arriva infine anche una gustosa anticipazione sul futuro prossimo del gruppo: “Sono già in produzione gli altri due videoclip estratti dall'album. Il primo sarà “Papillon”, e promettiamo che vi lasceremo a bocca aperta!”.

Gli Io Non Sono Bogte sono solo una delle tante band che Rockol sta seguendo da vicino grazie allo sguardo attento di The Observer, il nostro osservatorio sulla musica emergente. Per scoprire chi sarà il prossimo non dovete fare altro che restare con noi.
 

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