23 febbraio - Terzo rapporto in diretta da Altair IV
del tenente Roberto Giallo
Uno strano fenomeno termo-magnetico si è verificato nella strumentazione di Altair IV. Ad appena sei nanosecondi dalla fine della prima serata del Festival di Sanremo, nessuno dei tecnici, del numeroso personale di supporto, dei cuochi, degli scienziati galattici ricorda nemmeno una, dico una, delle note sentite. Abbiamo chiesto ai computer. Nemmeno i computer si ricordano nulla. Abbiamo chiesto ai programmatori dei computer: non si ricordano nemmeno di aver mai visto dei computer. Dunque appare provato che il cosiddetto Festival ha proprietà narcolettiche che portano rapidamente all’amnesia, cosa probabilmente gradita ai terrestri, che così possono dimenticare per qualche attimo la loro triste condizione. Unica eccezione, quella di Daniele Silvestri, che ha portato una canzone coraggiosa e cattiva in tutta quella melassa di buonismo e cortesia e gentilezza di plastica almeno come le scale del palco. Per un attimo abbiamo temuto che lo portassero via cadavere, come il protagonista della sua canzone, tanto si trovava fuori contesto. Purtroppo, tutte le macchine di riproduzione e registrazione sono saltate durante l’esibizione di un certo Finardi. Ma forse dovrei dire per fortuna. Certamente, andrebbe analizzata la concezione del tempo terrestre, che senza dubbio il festival è in grado di modificare. Nonostante si stia vedendo questa mappazza da appena due ore (su Klingon sarebbe il battito d’ali di un colibri!), la sensazione che si prova è quella di vedere lo stesso spettacolo da cinquat’anni terrestri. Il mistero sul perchè si dia tanta importanza a questo avvenimento continua a permanere. Forse è una questione di ordine pubblico. Certo non di buona musica
fine del quarto rapporto
del tenente Roberto Giallo
Uno strano fenomeno termo-magnetico si è verificato nella strumentazione di Altair IV. Ad appena sei nanosecondi dalla fine della prima serata del Festival di Sanremo, nessuno dei tecnici, del numeroso personale di supporto, dei cuochi, degli scienziati galattici ricorda nemmeno una, dico una, delle note sentite. Abbiamo chiesto ai computer. Nemmeno i computer si ricordano nulla. Abbiamo chiesto ai programmatori dei computer: non si ricordano nemmeno di aver mai visto dei computer. Dunque appare provato che il cosiddetto Festival ha proprietà narcolettiche che portano rapidamente all’amnesia, cosa probabilmente gradita ai terrestri, che così possono dimenticare per qualche attimo la loro triste condizione. Unica eccezione, quella di Daniele Silvestri, che ha portato una canzone coraggiosa e cattiva in tutta quella melassa di buonismo e cortesia e gentilezza di plastica almeno come le scale del palco. Per un attimo abbiamo temuto che lo portassero via cadavere, come il protagonista della sua canzone, tanto si trovava fuori contesto. Purtroppo, tutte le macchine di riproduzione e registrazione sono saltate durante l’esibizione di un certo Finardi. Ma forse dovrei dire per fortuna. Certamente, andrebbe analizzata la concezione del tempo terrestre, che senza dubbio il festival è in grado di modificare. Nonostante si stia vedendo questa mappazza da appena due ore (su Klingon sarebbe il battito d’ali di un colibri!), la sensazione che si prova è quella di vedere lo stesso spettacolo da cinquat’anni terrestri. Il mistero sul perchè si dia tanta importanza a questo avvenimento continua a permanere. Forse è una questione di ordine pubblico. Certo non di buona musica
fine del quarto rapporto
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