Bocelli torna al classico (ma sogna un duetto con Barbra Streisand)

Bocelli torna al classico (ma sogna un duetto con Barbra Streisand)
Ecco cosa significa “crossover”. In arrivo Londra e in partenza per New York, il globe trotter Andrea Bocelli presenta oggi (mercoledì 30 ottobre) a Milano “Sentimento”, il nuovo disco di musica “seria” inciso con l’illustre compagnia della London Symphony Orchestra e del direttore Lorin Maazel, qui anche nella veste inedita di solista di violino obbligato: ma il pubblico di addetti ai lavori accorso per l’occasione al Palazzo della Triennale è quello solito, in peregrinazione continua tra l’uno e l’altro “grande evento” del pop. E, si condividano o meno le sue scelte artistiche, l’uscita di un nuovo album di Bocelli è indiscutibilmente un evento mediatico-musicale, non fosse altro che per l’eco e le aspettative internazionali che lo circondano, e sulla base della pura logica dei numeri: in dieci anni di carriera, sono 35 i milioni di dischi venduti grazie alle escursioni nel repertorio “leggero”, ben otto milioni e mezzo quelli accumulati dal suo catalogo “classico”.
Lui, però, dopo un breve assaggio live in compagnia di pianoforte e violino (e senza amplificazione) fa ancora professione di modestia. “Io ambasciatore della cultura italiana nel mondo? Non caricatemi di troppe responsabilità, vi prego. E poi, per fortuna, non sono solo: c’è la Ferrari, che rimane un mito. C’è Armani, amatissimo in tutto il mondo e che ringrazio ogni giorno per avermi tolto l’incombenza di scegliere che cosa mettermi addosso”. Bocelli ricorda i nomi di Enrico Caruso e di Beniamino Gigli, a chi gli chiede conto del suo oscillare tra lirica e musica popolare, e viene spontaneo domandargli a chi si senta più vicino. “A nessuno”, risponde pronto il tenore toscano. “Loro sono dei giganti con cui ogni paragone è improponibile. Ma sono cambiati anche i tempi, i gusti e i mezzi espressivi. Anche Caruso, oggi, canterebbe in modo diverso”.
Si parla del nuovo album, allora. Lui e Maazel, spiega Bocelli, pur senza conoscersi accarezzavano da tempo la stessa idea: quella di aggiornare, con l’accompagnamento orchestrale, un repertorio per violino e voce poco frequentato, arie da salotti anteguerra firmate da Rodrigo, Offenbach, Rossini e Paolo Tosti (“un autore dalla vena inesauribile, purtroppo molto più apprezzato in Inghilterra che in patria”), legate dal filo rosso del sentimento amoroso. “Mi piaceva l’idea di tornare a parlar d’amore con un linguaggio che oggi è andato perduto. Credo che riappropriarsi di quello stile, garbato e al tempo stesso sensuale, oggi non guasti affatto”.
Un brano, il “Sogno d’amore” di Liszt, reca un nuovo testo firmato di suo pugno: Bocelli diventa cantautore? “Lungi da me”, precisa. “Avevo sentito una bellissima versione di Tito Schipa, ma il testo era zeppo di immagini macabre: avrebbe stonato con l’umore generale del disco e mi sono deciso a creargliene uno nuovo, quasi per gioco”.
Gli chiedono dei prossimi progetti, e il vocalist toscano racconta di una “Tosca” e di un “Trovatore” già registrati: “Ma qui entrano in gioco le logiche discografiche, che io non conosco”. Gli suggeriscono di approfondire il legame artistico con Ennio Morricone, altra icona vivente dell’Italia nel mondo: “Ho già interpretato sue composizioni, e spero di farlo nuovamente. C’è anche un brano mai uscito che ho inciso tempo fa per una colonna sonora, e che Caterina Caselli (titolare della Sugar, la casa discografica di Bocelli) conserva nei suoi archivi: mi piacerebbe lo tirasse fuori dal cassetto, per sentire com’è cambiata la mia voce nel frattempo”. Ribadito anche in questa occasione il suo amore profondo per la musica seria, c’è spazio per altre collaborazioni eclatanti in chiave pop? “Tempo fa io e Barbra Streisand avevamo pensato di fare qualcosa insieme. Non è successo nulla perché non abbiamo trovato un brano che piacesse ad entrambi: ma l’idea è sempre in caldo”.
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