Tricarico, il nuovo album: ''Invulnerabile' perché conscio della mia fragilità'

Tricarico, il nuovo album: ''Invulnerabile' perché conscio della mia fragilità'

C'è un interlocutore al quale si rivolge Tricarico in quasi tutte le canzoni di "Invulnerabile", il suo nuovo album - ideale seguito di "L'imbarazzo" del 2011 - che verrà lanciato sul mercato tra domani (in forma digitale) e martedì (in formato fisico) sul mercato. Un tu, un noi o un voi. "E' vero, non ci avevo fatto caso", racconta lui - seduto nel salottino della sua nuova casa discografica, la Edel, nel cuore dei Navigli, a Milano, città dove è nato 42 anni fa: "Non saprei dire perché. Forse, marzullianamente, mi faccio delle domande e mi do delle risposte da solo", scherza, "No, in realtà è un dialogo con sè stessi, immagino. Un modo che ho trovato, più o meno consciamente, per dire quello che ho da dire. Una specie di forma di narrazione".

E di cose, Francesco, da dire in "Invulnerabile" ne ha molte. "Non credo sia importante l'orizzonte temporale della genesi delle canzoni", spiega: "Sono comunque state tutte scritte nell'ultimo anno e mezzo, al pianoforte. Non sono un arrangiatore, non è il mio mestiere, così ho portato i provini che riprendevo con un normalissimo registratore da appunti a Marco Guarnerio (in passato già al lavoro con 883 e Jovanotti, tra gli altri, ndr): li abbiamo ascoltati insieme e abbiamo deciso come procedere, come dare colore a degli schizzi in bianco e nero". Un disco musicalmente sfaccettato, dal blues venato di soul di "Insieme assieme a te" al rock di "Frutta fresca": "Poi io so, nel momento in cui faccio ascoltare il provino, di avere idea di come rendere il brano. Solo che è un'idea astratta, e ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a concretizzarla. In passato è successo che mi trovassi in disaccordo con i miei collaboratori, ma con Marco è filato tutto liscio".

Si viene alle canzoni, quindi. Come "Le conseguenze dell'ingenuità", "che parla proprio di questo: uno ingenuamente potrebbe lanciarsi da un balcone credendo di volare e invece cadere a terra e morire. Però è solo un esempio, questo. Diciamo che l'ingenuità porta quasi sempre a commettere errori. Chi li fa, tuttavia, innanzitutto sbaglia con la propria testa. E poi potrebbe non percepirli come tali. Perché - appunto - non è detto che sempre di errori si tratti". C'è poi l'ottimista "Amico mio": "E' la storia di uno al quale succede una tragedia e si mette a ridere. Un altro lo vede e gli chiede cosa ci sia di tanto divertente in quello che gli è successo. Lui quasi si offende, e si domanda perché il suo interlocutore non capisca. Perché non è obbligatorio essere tristi in determinate circostanze". Una canzone perfetta, per i tempi che corrono... "In verità è più introspettiva, però sì, si potrebbe traslare anche su scala sociale. Il fatto è che io ho vissuto così tante crisi personali che ho imparato ad amare il concetto stesso di crisi. E' un modo per cambiare, in meglio. Non che l'essere in crisi sia una cosa bella. La crisi economica porta disoccupazione e povertà, che sono cose tutto fuorché belle. Ma una situazione del genere può portare coesione, solidarietà, e tante altre cose positive". Positive come lo sguardo al futuro di "Tempo e notizie", dove si canta "Mi darò il mio tempo per fare, perché voglio invecchiare": "E' stato divertente, perché era la prima volta che provavo ad immaginarmi vecchio. Inizialmente non avevo voglia di invecchiare, poi ho cambiato idea: mi piace l'idea di invecchiare. Possibilmente bene. Come Vasco", ride.

Uno dei brani più curiosi è senz'altro "Frutta fresca": "Parla di un errore che i genitori fanno molto spesso, cioé riversare sui propri figli delle aspettative personali. Ci sono un ortolano che spera che il figlio continui ad occuparsi del negozio, e un dottore che invece desidera per il figlio una luminosa carriera nella medicina. E non c'è niente di più sbagliato, perché l'importante è sostenere, da genitori, la strada che il proprio figlio, in autonomia, scelga di intraprendere seguendo le proprie inclinazioni...". E se tuo figlio dovesse seguire i tuoi passi? "Non lo so, non sarei nè contento nè deluso: l'importante è che la scelta sia sua. Certo, dovessi scegliere tra la musica e l'agricoltura, non mi dispiacerebbe la seconda. Sarà anche più faticosa, la terra, ma è concreta. E lì, c'è".


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Concretamente, "Invulnerabile" è il primo disco pubblicato da Tricarico per Nar/Edel, dopo le esperienze con Universal e Sony: "E mi trovo benissimo", incalza lui, "Credo che la mia scelta sia stata perfettamente naturale, e segua quella che è la tendenza che sta prendendo piede ovunque, ultimamente, dalla politica all'economia: sono le persone che devono tornare al centro della scena, non le sovrastrutture. Una realtà come questa mi sembra più basata sui singoli, mentre, con le major, mi sembrava che fosse l'organizzazione' o chi per essa a dettare i tempi. Poteva per certi versi funzionare in passato, ma negli ultimi anni un sistema del genere abbiamo visto tutti dove ci ha portato".

E tra un paio di commenti en passant su illustri colleghi (Vasco, appunto: "E' stato capace di fotografare lo stato d'animo di questo Paese in un determinato periodo più di chiunque altro, scrivendo grandi canzoni. Ha l'aria di essere una persona estremamente intelligente, nel mestiere che fa". E Bennato: "Mi piaceva moltissimo, all'inizio. Fino a "Kaiwanna" l'ho adorato, poi ha iniziato a piacermi di meno") si chiude sulla rilettura di "Francesco", la sua prima grande hit, inserita in "Invulnerabile" come ghost track: "E' nata per scherzo: una sera l'ho improvvisata, chitarra e voce, e Marco mi ha proposto di riarrangiarla, e così l'abbiamo lavorata. In tanti mi hanno chiesto perché l'avessi rifatta: non pensavo fosse così importante, ma probabilmente lo è...".

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