Addio a Ravi Shankar

Addio a Ravi Shankar

Il musicista e compositore indiano Ravi Shankar, virtuoso del sitar che influenzò George Harrison e che partecipò a eventi rock storici come Woodstock e il concerto per il Bangladesh, è morto ieri a San Diego all'età di 92 anni: lo riferisce la fondazione intitolata all'artista stesso, secondo la quale al maestro è stata fatale una crisi cardio-respiratoria indotta dai problemi di salute che lo affliggevano ormai da un anno. Nelle ultime ore si era sottoposto ad un intervento di sostituzione di una valvola cardiaca, molto rischiosa, date le sue condizioni.

Al suo capezzale, riferisce l'edizione online di The Hindu, erano presenti la moglie Sukanya e una delle due figlie (l'altra è Norah Jones), Anoushka.

Benché negli ultimi mesi esibirsi fosse diventato sempre più difficile, solo il 4 novembre scorso Shankar (che aveva mantenuto la propria residenza sia in India che negli USA) tenne - insieme alla figlia Anoushka a Long Beach, California - quella che a conti fatti fu la sua ultima apparizione pubblica: attivo nonostante i problemi di salute, l'artista era in corsa alla prossima edizione dei Grammy Awards.

"E' con grande dolore che vi informiamo che Pandit Ravi Shankar, marito, padre e anima musicale, è scomparso oggi", ha scritto la sua famiglia in un comunicato: "Come tutti sapete, la sua salute negli ultimi anni è stata molto cagionevole: martedì si è sottoposto ad un intervento che avrebbe potuto dargli una maggiore speranza di vita. Sfortunatamente, nonostante l'operazione sia tecnicamente riuscita e i medici abbiano osservato tutte le precauzioni del caso, il suo corpo non è stato in grado di sopportare la procedura. Quando è morto, eravamo al suo fianco".

"Vi ringraziamo per le preghiere e per i pensieri in questo momento così difficile", continua il comunicato: "Nonostante la tristezza, è tempo per tutti noi di ringraziare Ravi e di rendergli omaggio per essere stato parte delle nostre vite. Il suo spirito e la sua eredità continueranno a vivere nei nostri cuori e nella sua musica".

Nato a Varanasi, in India, nel 1920, Shankar - dopo aver terminato il suo apprendistato musicale nel 1944 - incomincia a lavorare scrivendo sia brani per film – come “Gandhi” di Richard Attenborough - e balletti sia muovendo i primi passi nel mondo discografico grazie alla collaborazione con una filiale indiana della casa discografica HMV. Divenuto direttore di All India Radio negli anni Cinquanta, l'artista inizia ad esportare la propria musica anche fuori i confini indiani, esibendosi, ad esempio, presso la Royal Festival Hall in Inghilterra: il suo nome verrà poi incluso nel novero di artisti chiamati a calcare il palco di Woodstock, nel 1969. Due anni dopo, insieme all’amico George Harrison, organizzerà il Concerto per il Bangladesh. La collaborazione con l’ex Beatles non terminerà sul palco della manifestazione benefica: l’artista indiano accompagnerà l'ex Beatle in un tour americano nel 1974. Il sodalizio di rinnoverà nel 1997, quando i due tornarono ad unire le forze per la realizzazione dell'album intitolato "Chants of India".

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A seguito della morte di Harrison nel 2001, Shankar, sua figlia Anoushka altri amici e colleghi - tra cui Paul McCartney, Ringo Starr, Jeff Lynne, Eric Clapton, Tom Petty,e Billy Preston - organizzano il Concert for George a Londra. Spesso critico nei confronti del mondo occidentale per come esso percepisce la musica indiana, Shankar scrisse due concerti per sitar e orchestra, composizioni per violino e sitar, nonché altri componimenti per strumentisti di fama internazionale come il maestro dello shakuhachi – una sorta di flauto giapponese – Hozan Yamamoto.

Il suo disco "Tana Mana", realizzato nel 1987, rimane uno dei più importanti dischi new age, grazie alla combinazione tra strumenti tradizionali e musica elettronica. Nel 2004 Shankar partecipa alla composizione delle parti per il sitar nel disco del compositore classico Philip Glass "Orion", con il quale già collaborò nel 1990 per "Passages". Le ultime due pubblicazioni a lui intitolate, "Symphony" (con la London Philharmonic Orchestra e David Murphy) e "Living room sessions - Part 1" sono state entrambe distribuite sul mercato nel corso del 2012.  

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