Il ‘caso’ Alex Baroni: alcune riflessioni

Consideravo doveroso, e Rockol (diversamente da altri) l’ha fatto, chiedere scusa ai lettori per aver contribuito (involontariamente, e in perfetta buona fede) a diffondere una notizia non vera (o che almeno non era vera, così almeno parrebbe, nel momento in cui l’abbiamo data). Ma l’episodio resterebbe spiacevole e imbarazzante, e verrebbe archiviato semplicemente come un infortunio, se non fornisse lo spunto per alcune considerazioni sul rapporto tra fonti d’informazione, media e pubblico. Mi permetto di offrirle all’attenzione di colleghi e lettori, sperando che possano suscitare riflessioni meditate e servire da parametro per il futuro.


1 - E’ perfettamente legittima, e del tutto rispettabile, la scelta dei familiari di Alex Baroni di non concedersi in pasto alla curiosità (spesso morbosa) dei media. Ma la notorietà del personaggio, e più ancora l’enorme - e sincera - commozione suscitata dalla sua sfortunata vicenda (basta visitare il “Muretto” del sito www.alexbaroni.it per poterla misurare) avrebbero dovuto suggerire almeno una mediazione fra l’offrirsi alla curiosità dei giornalisti e il negare completamente qualsiasi contatto. Si sarebbe potuto (non dico che avrebbero dovuto pensarlo i familiari di Baroni, ma forse avrebbe potuto suggerirlo la clinica stessa) organizzare l’emissione quotidiana di un bollettino medico ufficiale, almeno per fornire un dato certo ai moltissimi che sono da giorni in ansiosa attesa di notizie. Un personaggio pubblico è costretto, suo malgrado, a confrontarsi con le esigenze dell’informazione; un ostinato silenzio a volte genera, come pare sia accaduto in questa circostanza, incontrollabili flussi di disinformazione.

2 - Mentre scrivo, alle 23 di lunedì 25 marzo, non sono a conoscenza di ulteriori sviluppi. E quasi mi vergogno a pensare ciò che sto per scrivere: ma non posso nascondere la sensazione che la smentita della clinica (vedi News) sia principalmente una smentita strumentale, che lascia intendere più di quanto non dica. E - chiedo scusa fin d’ora se la mia supposizione si rivelerà infondata - confesso di avere ipotizzato che il comunicato della clinica sia soprattutto un modo per guadagnare tempo. Rileggiamolo:

“A seguito dell'erronea notizia diffusa a mezzo agenzia stampa, l'Asl Roma 3 comunica che il paziente Alex Baroni è tuttora ricoverato presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale Santo Spirito”.
Una smentita che non smentisce, o smentisce solo in parte. Definisce “erronea” la notizia diffusa a mezzo agenzia, ma non dice a chiare lettere che Alex Baroni è ancora vivo: si limita a precisare che “è tuttora ricoverato presso il reparto di rianimazione”.

Alla luce della (non smentita, questa) intenzione dei familiari di Alex di accondiscendere alla donazione degli organi perché siano trapiantati, non sorprende che il paziente sia tuttora ricoverato in rianimazione, e forse ancora tenuto artificialmente in vita fino a quando siano stati effettuati gli espianti.

Non sarebbe stato più semplice e più opportuno che il comunicato dicesse chiaramente: “Alex Baroni non è morto”? Certo, noi non conosciamo le norme che regolano le modalità degli espianti e dei trapianti, e possiamo sbagliarci di grosso. Ma qualcosa che non mi convince, in quel comunicato, c’è. Può darsi che sia tutto a fin di bene: per facilitare la donazione degli organi, per evitare che i fans s’affollino fuori dall’ospedale, per consentire alla famiglia di vivere in pace il suo dolore. Ma non certo per fare chiarezza e sgombrare il campo dalle voci e dalle ipotesi.



3 - Non è sicuramente su una notizia triste, ma non sorprendente, come questa che i mezzi di comunicazione si possono impegnare in una gara a chi arriva primo allo scoop. Certo, l’abbiamo già detto: Alex Baroni è un personaggio pubblico e popolare, e l’incidente del quale è stato vittima ha emozionato e addolorato moltissime persone. Ma non è dando per prima una notizia che lo riguarda che una testata giornalistica si dimostra migliore delle altre. Voglio credere che le agenzie che hanno battuto la notizia della morte di Alex abbiano telefonato all’ospedale per averne conferma, e si siano sentite rispondere qualcosa come “no comment”; e da qui abbiano deciso, responsabilmente (almeno me lo auguro) di credere alla dichiarazione di un parente (o sedicente tale?). Già si sono levate le prime accuse di “sciacallaggio” nei confronti dei media: come se ai media potesse derivare un qualche tornaconto dal diffondere una notizia non confermata, come se i media non fossero consapevoli del rischio di perdere la credibilità. Perché dovrebbero volersela giocare?

Detto questo, non voglio giustificare l’errore (e, sinceramente, spero sia stato proprio un errore) di Rockol. Non era nelle nostre possibilità verificare più approfonditamente la veridicità della notizia battuta da agenzie abitualmente affidabili; abbiamo atteso quanto è stato sensato attendere, poi l’abbiamo ripresa. Nessuno è più contento di noi di averla dovuta rettificare; e per quel tanto di scaramantico che chiunque lavori nello spettacolo non può nascondere, speriamo che sia vero ciò che si dice di solito: che essere dati per morti allunga la vita. Speriamo, sinceramente, che Alex possa presto rileggere tutte le notizie, anche quelle sbagliate, che sono state scritte su di lui in questi giorni: sono certo che capirà che sono state tutte dettate da una sincera partecipazione. E mi auguro di poterle presto commentare con lui. Forza Alex, dovunque tu sia.
(Franco Zanetti)
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