Beth Orton, il nuovo disco: 'Far musica è come estrarre sciroppo dagli aceri'

Beth Orton, il nuovo disco: 'Far musica è come estrarre sciroppo dagli aceri'

Folktronica? Un'etichetta sbiadita, fuori stagione. William Orbit e i Chemical Brothers sono lontani, il nuovo disco di Beth Orton, "Sugaring season" (analogamente al precedente "Comfort of strangers", sei anni fa), è un intreccio delicato e fragrante di suoni acustici, non trattati, assolutamenti naturali. Sarà che in questi lunghi anni di silenzio, oltre a crescere una figlia, Beth ha frequentato il grande e compianto Bert Jansch ("il Jimi Hendrix della chitarra acustica", secondo una famosa definizione attribuita a Neil Young), collaborando anche al suo ultimo e celebrato disco, "The black swan". "Avevo cominciato a prendere lezioni di chitarra da lui ai tempi in cui ero incinta", ci racconta Beth al telefono. "Nel frattempo ho continuato a scrivere molto. Di tutto, ma soprattutto canzoni". Senza paura di essere dimenticata dal distratto pubblico della musica pop? "Forse, in quel momento, mi sentivo già dimenticata. Per me era un fatto acquisito, pensavo di avere già dato tutto quel che avevo da dare. Però le canzoni continuavano ad arrivare. E quando di tanto in tanto facevo un concerto constatavo che la gente aveva ancora voglia di venire a vedermi...".

La fretta è una cattiva consigliera, e Beth Orton ha deciso di seguire un suo ritmo interiore, lasciando maturare la sua "Sugaring season". Così, il titolo del disco diventa perfettamente chiaro. "Ultimanente ho trascorso qualche tempo in Vermont, il Paese natale di mio marito. Lì l'espressione 'sugaring season' sta a indicare la stagione dell'anno in cui si estrae linfa dagli alberi per produrre lo sciroppo d'acero. Mi è sembrata un'immagine bella e poetica: la sugaring season cade agli albori della primavera, in un periodo di notti molto fredde e di temperature crescenti durante il giorno. E' da quel contrasto tra caldo e freddo che ha origine la sostanza zuccherosa. Devi incidere gli alberi con forza e perseveranza, devi estrarre molta linfa per ricavare una piccola quantità di zucchero. E' una buona metafora per il processo di creazione artistica e di scrittura della musica. Evoca la necessità di affrontare circostanze anche difficili, la pazienza che ci vuole in attesa che si verifichino certi eventi chimici, prima di ottenere un po' di dolcezza".

Un titolo "americano", per un disco che sfoggia marcate influenze transatlantiche ("Call me the breeze"). E che è stato registrato a Portland, Oregon, con un produttore statunitense come Tucker Martine (Decemberists, My Morning Jacket). "Ma non è un disco di genere 'Americana' ", precisa subito Beth. "C'è una forte venatura di folk inglese in pezzi come 'Poison tree' e io mi sento molto British nel tipo di approccio alla musica. Abbiamo deciso di registrare negli Stati Uniti semplicemente perché è lì che Tucker ha il suo studio di registrazione. Era la soluzione più conveniente per questioni di tempo e finanziarie, dal momento che anche i musicisti che suonano nel disco vivono in America. Sono molto felice di questa scelta perché lo studio era bellissimo, pieno di apparecchiature analogiche. Abbiamo registrato su nastro, praticamente in diretta". Chi ha chiamato chi? "Sono stata io a contattare Tucker. Avevo sentito le cose che aveva prodotto per Laura Veirs, in particolare 'Carbon glacier' che è uno dei miei dischi preferiti. Non l'ho chiamato con l'idea precisa di fargli produrre il mio nuovo disco ma con solo con l'intenzione di fare una chiacchierata, di discutere alcune idee. Ho scoperto una persona deliziosa, e quando gli ho mandato le mie canzoni dalla sua reazione ho capito che c'era sintonia. Nel momento in cui abbiamo cominciato a parlare dei musicisti che avremmo voluto sul disco, poi, ho avuto la conferma che avevamo stabilito un vero legame. Tutto ha funzionato in modo semplice e naturale".

Una bella squadra, i musicisti che suonano su "Sugaring season": "C'è mio marito Sam (Amidon) e c'è Ted Barnes, un mio vecchio amico. Con il bassista Sebastian Steinberg lavoro dai tempi di 'Central reservation'. E Rob Burger, che aveva già suonato nel mio ultimo disco, è anche amico di Martine. E' stato Tucker, invece, a portare in studio Brian Blade e Marc Ribot. Avevamo molto materiale su cui lavorare ma poco tempo a disposizione. Non c'è stato modo di tornare sui pezzi che non venivano bene al primo colpo. Abbiamo inciso diciotto brani, mi sono decisa a pubblicare i dieci che funzionavano meglio. Il che vuol dire che abbiamo a disposizione materiale per un altro album: è una cosa confortante e spero davvero non ci vogliano altri sei anni prima di pubblicare qualcosa di nuovo! Nella deluxe edition del disco abbiamo incluso tre cover, 'Summer feeling' di Jonathan Richman, 'Wasn't born to follow' di Carole King e 'Goin' back' di Neil Young. Le abbiamo registrate in tutta fretta in uno studio del Vermont, sono tutt'altro che perfette ma mi piacciono così". Finiranno magari nelle scalette del nuovo tour inglese..."Vedremo. Mi esibisco da sola con la chitarra, Sam apre i concerti e poi torna sul palco per fare un paio di pezzi con me. Alcuni dei concerti avranno luogo in chiese sconsacrate: l'acustica giusta, l'ambiente adatto per performance così intime. L'anno prossimo, quando tornerò a suonare con la band, dovremo scegliere posti diversi, anche perché il suono sarà più rock e il nuovo album non è fatto per venues in cui il pubblico è costretto a starsene seduto".

Quel vecchi sigillo, "Folktronica", è definitivamente alle spalle? "Mai dire mai, ma oggi sono molto più interessata all'immediatezza della musica, alla possibilità di registrare dal vivo. Trovo eccitante ritrovarmi con un gruppo di musicisti in una stanza a creare qualcosa in quel preciso luogo e momento. Oggi, per me, non sarebbe altrettanto stimolante cantare su una base preregistrata. Non so dire se ho voltato le spalle a quel modo di fare musica, ma al momento non ne sento il bisogno".

Scomparsi i beats, i punti di riferimento sono le fusioni folk jazz dei Pentangle ma anche il cantautorato pop soul di Roberta Flack. "Sì, il suo 'First take' è un disco che mi ha sempre emozionato. Ha una sonorità particolare che ho sempre amato. Per molti anni è stata una fonte di ispirazione e mi sono chiesta come sarebbe stato utilizzarlo come modello di riferimento. Non mi interessava copiarne lo stile , ma usare quella musica come veicolo per far progredire la mia". Negli archi che condiscono gli arrangiamenti e nel sapore demodé di "See through you" sembra piuttosto di sentire Sandy Denny... "Oh, grazie del complimento. Non credo sia mai stata una influenza esplicita del mio modo di fare musica, però mi sento indubbiamente vicina a quel mondo. Il folk l'ho sempre sentito lì, intorno a me. Sono cresciuta ascoltando anche punk rock e altri tipi di musica, ma stranamente è il folk quello che risuona più in profondità dentro di me. Più di quanto facciano il jazz o il rock'n'roll. Non so spiegarne la ragione. Quel che so è che come autrice di canzoni ricorro a una parte del cervello diversa da quella che utilizzo per conversare o per intrattenere rapporti sociali. Non so da dove derivi questa consonanza con il folk ma credo che ci sia sotto qualcosa di antico. Strane ascendenze di cui non conosco la natura e la provenienza. Mio marito canta e reinterpreta in modo affascinante canzoni folk molto antiche; con lui ho cominciato a esplorare i canti tradizionali americani, il sacred harp singing a cappella, sviluppando un interesse per la folk music americana che va a braccetto con l'interesse che ho da sempre per la musica tradizionale inglese. Sono attratta dalla tradizione , ma ancora di più mi interessa la capacità della musica di far vibrare una corda emotiva dentro ognuno di noi. Sono convinta che trovare dentro di sé il punto in cui risuona la musica abbia una qualità curativa, lenitiva".

"Sugaring season", infatti, è un disco introspettivo, autunnale, notturno. Anche perché per gran parte è stato concepito e scritto di notte. "Di giorno, avendo una figlia a cui badare, ho dovuto darmi delle regole, impormi una nuova disciplina sul lavoro, ricavarmi del tempo per scrivere. Ma soprattutto ho lavorato nel pieno della notte, quando di solito si è a dormire e se si è svegli è perché si deve smaltire una sbronza", ridaccia Beth. "Io però ero assolutamente lucida e sveglia, in azione mentre il resto del mondo dormiva. E' come mi fossi trovata in uno spazio interstiziale che non avevo mai visitato prima. Mi sono sentita ispirata, felice e anche un po' spaventata. Non l'ho fatto per accontentare qualcuno, né per uno scopo preciso. Era semplicemente ciò che volevo e sentivo di dover fare. Non avevo mai avuto così tanto tempo a disposizione per lavorare sulle mie canzoni, prima d'ora. Ho avuto sei anni di tempo, in fin dei conti, anche se non ho scritto con costanza e ho passato lunghi periodi senza comporre nulla. Scrivevo qualcosa, mi accorgevo che non funzionava e dopo un paio d'anni ci tornavo sopra per vedere che cosa sarebbe successo. Ho avuto il tempo di approfondire, di curare i dettagli, di cambiare prospettive". E di sviluppare una nuova maturità vocale, come si evince dal disco e dalla sua recente performance allo show di David Letterman. Frutto di esercizio o semplicemente dell'eta? "Mi piace l'idea di invecchiare, di avere 41 anni. Mi piace la prospettiva sulle cose che si acquisisce con il passare del tempo. E' una risorsa in più per chi scrive canzoni. Oggi mi gusto di più la vita, e mi piace prendere tempo. E' vero, la mia voce è diventata più sicura, più profonda. C'entra il conoscermi meglio, il sentirmi più aperta, più generosa, più felice di prima. E poi ho smesso di fumare: dopo avere fumato tutta la vita, due anni fa ho detto basta". La musica pop, da tempo, non è più cosa riservata ai ventenni.... "Invecchiando c'è chi diventa autoprotettivo e pensa di non avere più nulla da dimostrare. Io, al contrario, spero di avere sempre qualcosa da dimostrare, perché quella è la condizione per produrre opere migliori. E' difficile restare onesti e aperti al prossimo, perché maturando si hanno più responsabilità. Ma si può fare. Guarda Patti Smith, è ancora una donna e un'artista di grande fascino".

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