Gabrielle: ‘Io regina del soul? No, grazie’

Non è raro che succeda: ogni volta che una cantante prova a cimentarsi con la tradizione della musica soul, qualcuno la addita come la nuova promessa di questo struggente e passionale genere musicale. Accade con le nuove leve, come di recente con la statunitense ultrapremiata Alicia Keys. E accade, allo stesso modo, con una sua più anziana collega, Gabrielle, quella che, benda sull’occhio, all’inizio degli anni ’90 cantava canzoni come “Dreams” e “Give me a little more time”. Ma Gabrielle, spiazzando tutti, coperta da un cappello di lana che le cade sugli occhi, provvidenzialmente nascosti da enormi occhiali a specchio, sorride, vistosamente inorgoglita, per poi declinare pacatamente l’appellativo: “No, grazie”, risponde sicura dopo una lunga risata liberatoria nata per la presenza di così tanti registratori sul tavolo. “Preferisco non avere addosso la definizione di regina del soul, anche perché in Inghilterra ci sono artisti come Beverley Knight che se la meritano sicuramente più di me”. E’ decisa, Gabrielle, quando parla. E dalle sue parole, che arrivano fioche a poco più di una dozzina di giornalisti accorsi, traspare anche un forte senso del dovere, e una tenacia che l’ha portata a realizzare, dopo tre album in studio, il suo primo greatest hits, intitolato “Dreams can come true”. “Sono molto contenta comunque che sempre più artisti decidano di cimentarsi con il soul e che questo genere sia tornato molto di moda”, puntualizza poco dopo con un mezzo sorriso. Gabrielle probabilmente si aspetta che il suo nuovo disco, già schizzato in cima alle classifiche di mezza Europa, possa sfondare anche qui, “nella bella Italia”, dove tra qualche giorno suonerà su uno dei palchi più ambiti della penisola, quello del Teatro Ariston del Festival di Sanremo. “Avrò l’opportunità di suonare dal vivo supportata da una grande orchestra, che non è semplice da avere. Sono contenta di questa proposta perché so che questo festival è una tradizione molto importante qui nel vostro paese, e ci sarà molta attenzione. Ho sentito addirittura che la gente e i media fanno a gara per avere le esclusive e fare reportage da Sanremo. Tutto questo non può che rendermi felice e onorata, anche perché il cast internazionale, oltre a Michael Bolton, sarà illustre e composto di sole donne”. Non a caso, le sue canzoni privilegiano storie che raccontano di donne libere, indipendenti, capaci di imporsi con intelligenza e personalità nella vita quotidiana piuttosto che di cuori spezzati in attesa dell’uomo giusto. Un tema molto attuale, in fondo, che anche altri artisti come Destiny’s Child, Missy Elliott e Janet Jackson hanno saputo affrontare con viva efficacia. “All’inizio l’hip-hop era un settore sessista, esclusivamente dominato dagli uomini, ma alla fine le donne sono riuscite ad emergere, ad appropriarsi anche del loro legittimo diritto di partecipare anche in questo campo. Insomma, uscire dalle cucine e darsi da fare. Come gli uomini, hanno saputo usare un linguaggio duro, a tratti volgare, pur continuando ad essere criticate per questo. Per questo sono orgogliosa che una persona come Missy Elliott abbia vinto il Grammy come migliore canzone rap. E’ un segnale importantissimo”. Eppure sembra che oggi per Gabrielle il successo non conti più di tanto. Per lei, l’importante è scrivere “canzoni che diano emozioni e con le quali molte persone si possano identificare” e prendersi cura del figlio di sei anni, che già “chiede consigli alla madre per i suoi ascolti musicali” e che “di nascosto mette nello stereo i dischi di Eminem”. A volte, davvero, come canta la stessa Gabrielle, “i sogni possono diventare realtà”.
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