Oggi, lunedì 18 febbraio, Ryan Adams è a Milano per un concerto. Come i nostri lettori sanno, Ryan Adams è il vincitore, con “Gold”, del referendum “interno” della redazione di Rockol per il miglior album del 2001. Naturalmente, la redazione di Rockol avrebbe con piacere incontrato il musicista per brindare con lui a questa affermazione; ma ci è stato fatto sapere, giorni fa, che sarebbe stato impossibile accompagnare Ryan nei nostri uffici, e che non ci sarebbe stato il tempo per organizzare una nostra visita nel suo albergo. Tuttavia, avevamo ricevuto una promessa di intervista, e ci saremmo accontentati. Venerdì pomeriggio, invece, la Universal – casa discografica di Adams – ci ha comunicato che l'intervista non si sarebbe più fatta. Motivazione: Ryan Adams ha deciso di “non fare promozione”.
Siamo molto dispiaciuti e molto seccati, ed è per questo che – trasgredendo a una nostra regola interna – informiamo i lettori delle nostre grane professionali. Siamo dispiaciuti perché ci tenevamo a confermare di persona a Ryan Adams il nostro apprezzamento per il suo lavoro, e perché scoprire che il musicista già si considera una star, e fa i capricci della star, ci fa pensare di aver sopravvalutato sia l'uomo sia l'artista. Siamo seccati perché abbiamo la sensazione che la casa discografica di Ryan Adams non abbia sufficientemente caldeggiato e motivato le nostre richieste. Non ne facciamo una questione di “importanza” o di “potere”: ne facciamo una questione di buona educazione.
Peccato per i nostri lettori, che avrebbero potuto conoscere meglio Ryan Adams attraverso un'intervista (ma forse è bene che non lo conoscano meglio, se Ryan Adams è quello che appare dal suo comportamento da divo); peccato per noi, che pensavamo di stappare una bottiglia di spumante insieme al musicista per celebrare amichevolmente la sua vittoria nel referendum (ce la berremo in redazione, alla faccia e non alla salute sua); peccato per la Universal, che evidentemente non ha o la voglia, o la capacità, o l'ascendente che servirebbero per convincere un suo artista ad essere disponibile e beneducato.
Peccato.
(Franco Zanetti)
Siamo molto dispiaciuti e molto seccati, ed è per questo che – trasgredendo a una nostra regola interna – informiamo i lettori delle nostre grane professionali. Siamo dispiaciuti perché ci tenevamo a confermare di persona a Ryan Adams il nostro apprezzamento per il suo lavoro, e perché scoprire che il musicista già si considera una star, e fa i capricci della star, ci fa pensare di aver sopravvalutato sia l'uomo sia l'artista. Siamo seccati perché abbiamo la sensazione che la casa discografica di Ryan Adams non abbia sufficientemente caldeggiato e motivato le nostre richieste. Non ne facciamo una questione di “importanza” o di “potere”: ne facciamo una questione di buona educazione.
Peccato per i nostri lettori, che avrebbero potuto conoscere meglio Ryan Adams attraverso un'intervista (ma forse è bene che non lo conoscano meglio, se Ryan Adams è quello che appare dal suo comportamento da divo); peccato per noi, che pensavamo di stappare una bottiglia di spumante insieme al musicista per celebrare amichevolmente la sua vittoria nel referendum (ce la berremo in redazione, alla faccia e non alla salute sua); peccato per la Universal, che evidentemente non ha o la voglia, o la capacità, o l'ascendente che servirebbero per convincere un suo artista ad essere disponibile e beneducato.
Peccato.
(Franco Zanetti)
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