Elvis Presley era atteso all'aeroporto di Memphis nella serata del 16 agosto 1977. Il King, nonostante una salute ormai deteriorata, in preda a varie dipendenze, grasso, in pratica una caricatura di se stesso, avrebbe dovuto iniziare un nuovo tour. Il pomeriggio di quel giorno fu trovato sdraiato sul pavimento del bagno. Portato all'ospedale Baptist Memorial, fu dichiarato morto. Pochi giorni prima era uscito il libro "Elvis: what happened?", scritto dai tre bodyguard che aveva licenziato l'anno precedente. Pare che il cantante fosse rimasto sconvolto dal volume, che lo descriveva come dipendente da varie sostanze, specialmente barbiturici, tranquillanti e anfetamine. Il funerale si tenne presso la sua villa, Graceland, giovedì 18 agosto. Circa 80.000 persone seguirono il corteo funebre che portò le spoglie del King al Forest Hill Cemetery. Dalla scomparsa dell'artista che cambiò il modo di intendere la musica, specialmente con i suoi dischi fino ad inizio anni Sessanta, brani postumi, ripubblicazioni, cofanetti, riedizioni, compilation non hanno mai smesso di uscire con regolarità. Le sole raccolte postume: quattro nel 1978, tre nel 1979, tre nel 1981 e via così tutti gli anni fino ai giorni nostri, con due cofanetti nel 2009, uno nel 2010, uno nel 2011 e una compilation quest'anno. Il tutto in un corollario di ricordi ed episodi curiosi; tra questi ultimi, la recente notizia di un parroco anglicano, Andy Kelso di 64 anni, che dopo venticinque anni di devoto sacerdozio ha gettato la tonaca alle ortiche perché Dio - così ha detto - gli ha ordinato di diventare sosia di Elvis Presley. Ma oggi, appena passato il Ferragosto, la mente ricorda solo quel giorno di 35 anni fa, quando la notizia - morte per attacco cardiaco a soli 42 anni - arrivò improvvisa e inattesa. Elvis has left the building.