The Music: 'La musica è la nostra passione'

Adam Nutter, Stuart Coleman e Phil Jordan sembrano spaesati, mentre oggi, giovedì 17 gennaio, gli è stata indicata la vasta sala riunioni dove accomodarsi per sostenere l'intervista con Rockol. Ti guardano con gli occhi spauriti, quasi fossi proprio tu l'idolo che li ha ispirati quando, ancora bambini, hanno cominciato ad ascoltare i grandi artisti degli anni Settanta. Eppure, insieme al cantante Robert Harvey, impegnato in una telefonica, questi ragazzi, età media 18 anni, coperti da felpe extra-large e cappelli di lana, sono finiti tra la lista dei nomi più quotati del New Musical Express. Ma i The Music, pur essendosi scelti un nome non poco ingombrante, non sono né presuntuosi, né arroganti. Soprattutto, fanno finta di non curarsi delle attenzioni della stampa inglese, che “più che aiutare i musicisti li affonda”. Fanno finta, certo, perché nessuno può rimanere impassibile nel vedere la propria foto sul settimanale musicale inglese più venduto. “Abbiamo tutti studiato musica alle scuole superiori”, sbotta Adam, il chitarrista del gruppo, “e lì ci siamo conosciuti”. “Io ho abbandonato la scuola”, lo interrompe, dopo aver abbassato lo sguardo, il batterista Phil. “Poi mi sono trovato un lavoro. Facevo lo spazzino”. Ridono tutti, quasi volessero farti capire che non è poi così importante farsi una cultura per raggiungere un obbiettivo. Perché se hai talento e passione, prima o poi ce la fai. “E' bello che la stampa inglese punti su di noi”, spiega il bassista Stuart, dopo aver puntualizzato, con gli occhi luminosi nascosti dai capelli lunghi, che lui è il più anziano della band. “Anche se è vero, queste cose bisogna prenderle con le pinze, specialmente quando è una rivista come il New Musical Express a parlare di te. Crediamo sia una moda, un bisogno di trovare un nuovo gruppo con il quale giocare un po'. Da mettere sul podio e poi affondare”. Sghignazzano tutti, mentre aspettano la prossima domanda. Anche se, alla domanda successiva, rispondono, prevedibilmente, con la stessa tranquillità, alzando le spalle come a dire che la musica è quella, punto e basta. L'unica cosa da fare è prendere il loro EP di debutto, quel controverso “You might as well try to fuck me” uscito in novembre in Gran Bretagna, metterlo nel CD player e ascoltarlo. “Ci piace la musica del passato, i grandi come Led Zeppelin, Bob Marley e Bob Dylan. La musica di oggi non ci dà granché. Non per questo vogliamo suonare come un prodotto derivativo. I gruppi come Strokes o White Stripes non ci interessano: se ci va un certo genere musicale, andiamo ad ascoltare gli artisti originali, non delle copie. Noi prendiamo soltanto lo spirito di quell'epoca, è per questo che abbiamo scelto il nome The Music. Non vogliamo sembrare presuntuosi”, continua Adam, “semplicemente la musica è la nostra passione, e non ci interessa altro che suonare. Non stiamo lì a pensarci troppo, non ci arrovelliamo sul modo in cui suoneremo, o cosa faremo in studio. Imbracciamo gli strumenti e basta”. Con i The Music, non c'è altro da dire o fare. Basta ascoltare. E non importa se hanno fatto da supporter agli Oasis, non importa se il prossimo mese apriranno i concerti dei Doves. I The Music sono così. Probabilmente come qualsiasi diciottenne che, improvvisamente, vede realizzarsi il proprio sogno.
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