Quasi non trascorre giorno senza notizie sui Beatles. Si va da aggiornamenti sulla scuola in cui studiò Sutcliffe al musical "Backbeat" che va verso Broadway, dalla quota da capogiro alla quale è stata venduta la foto di Abbey Road "al contrario" alla "prima" del lungometraggio perduto "The Beatles: the lost concert". Ed è recentissima la notizia secondo la quale, nonostante siano trascorsi ben 42 anni dal loro scioglimento, in Gran Bretagna i Fab Four sono stati dichiarati ufficialmente "Biggest selling singles act since charts began 60 years ago". A ciò è ovviamente da aggiungere la vendita di tanti memorabilia beatlesiani che affollano le aste, tra i pochi per i quali vi sono sempre acquirenti entusiasti. L'interesse pare quindi ben vivo. E invece, almeno per quanto riguarda il cosiddetto Museo dei Beatles, l'interesse pare sul punto di spegnersi. Certamente la località in cui la struttura è collocata, Amburgo, città indubbiamente interessante ma non esattamente tra le più turistiche del globo, non aiuta. Ma da qui a giungere alla rottamazione del museo il passo pareva lungo, anche perché il Beatlemania, questo il nome dell'edificio da cinque piani e che accoglie circa 1000 oggetti che hanno a che fare con i quattro di Liverpool, era stato aperto solamente tre anni fa. Annunciando la chiusura già per la fine di questo mese, il direttore Folkert Koopmanns, sentito dal quotidiano "Hamburger Morgenpost", ha detto: "Abbiamo avuto solamente 150.000 visitatori in tre anni. Non ci rimane che chiudere. Un museo grande come il Beatlemania, tenuto in piedi dai privati, è condannato se non ha dell'aiuto a livello pubblico.
Abbiamo avuto molte speranze e desideri, e solamente alcuni di essi si sono avverati nella città in cui John Lennon diceva d'essere diventato adulto".