Come sempre più spesso accade, il web funziona con tempi molto più rapidi di quelli della discografia: l'annunciato EP live dei Radiohead “I might be wrong – Live recordings”, in uscita il 9 novembre, è già scaricabile in rete all'indirizzo http://www.uselessadvert.com/sneakyourselfin/imbw/
Rockol ha ascoltato il disco, 8 brani per un durata complessiva di circa 40 minuti: né un vero album dal vivo, né un semplice EP. Durata a parte, l'impressione è si tratti di un lavoro con pregi, ma con altrettanti difetti. Pregevole è l'inedito – ma più volte eseguito dal gruppo durante i concerti – “True love waits”, una canzone per sola chitarra acustica e voce. I restanti sette brani provengono tutti da “Kid A” e “Amnesiac”, senza alcuna concessione al passato della band inglese, e le esecuzioni non brillano in modo particolare.
Dei picchi in positivo sono “Like spinning plates”, riletta in modo eccellente per solo piano e voce, e l'ipnotica versione di “Everything in its right place”. “The national anthem”, priva dei fiati presenti su “Kid A”, perde gran parte del fascino dell'originale. Come documento di un periodo forse irripetibile per la band di Thom Yorke, “I might be wrong” è comunque interessante per i fans più affezionati. Forse però, dopo i furori creativi dell'ultimo anno, è arrivato il momento di una salutare pausa di riflessione per i Radiohead: c'è il rischio concreto che diventino ripetitivi: 3 dischi in un anno sono davvero tanti. Ecco la tracklist dell'album/EP, già pubblicata da Rockol lo scorso 25 settembre:
“The national anthem"
"I might be wrong"
"Morning bell"
"Like spinning plates"
"Idioteque"
"Everything in its right place"
"Dollars and cents"
"True love waits".
Rockol ha ascoltato il disco, 8 brani per un durata complessiva di circa 40 minuti: né un vero album dal vivo, né un semplice EP. Durata a parte, l'impressione è si tratti di un lavoro con pregi, ma con altrettanti difetti. Pregevole è l'inedito – ma più volte eseguito dal gruppo durante i concerti – “True love waits”, una canzone per sola chitarra acustica e voce. I restanti sette brani provengono tutti da “Kid A” e “Amnesiac”, senza alcuna concessione al passato della band inglese, e le esecuzioni non brillano in modo particolare.
Dei picchi in positivo sono “Like spinning plates”, riletta in modo eccellente per solo piano e voce, e l'ipnotica versione di “Everything in its right place”. “The national anthem”, priva dei fiati presenti su “Kid A”, perde gran parte del fascino dell'originale. Come documento di un periodo forse irripetibile per la band di Thom Yorke, “I might be wrong” è comunque interessante per i fans più affezionati. Forse però, dopo i furori creativi dell'ultimo anno, è arrivato il momento di una salutare pausa di riflessione per i Radiohead: c'è il rischio concreto che diventino ripetitivi: 3 dischi in un anno sono davvero tanti. Ecco la tracklist dell'album/EP, già pubblicata da Rockol lo scorso 25 settembre:
“The national anthem"
"I might be wrong"
"Morning bell"
"Like spinning plates"
"Idioteque"
"Everything in its right place"
"Dollars and cents"
"True love waits".
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