Lighthouse Family:
'Insieme siamo una grande famiglia'

Il soul non è soltanto sinonimo di musica nera. Al contrario, in una località poco accogliente come Newcastle, nel freddo nord della Gran Bretagna, dove il mare in lontananza sembra fatto di seta grigia, i Lighthouse Family sono riusciti a distillare, negli ultimi anni, una serie di brani intrisi di soul, gospel e pop. Tra Tunde Baiyewu, originario della Nigeria, e Paul Tucker, londinese doc, tutto è stato semplice, fin dall'inizio, quando la “famiglia” si è incontrata al college. Da allora, la voce calda di Tunde ha accompagnato, nella lunga corsa verso i primi posti delle classifiche, brani come “Lifted” e “Ocean drive”. Dopo quasi quattro anni di assenza dal mercato musicale, i Lighthouse Family sono in procinto di pubblicare il terzo album, “Whatever gets you through the day”, in uscita il prossimo 19 novembre. “Il tre è un numero magico”, spiega, in tenuta elegante, Paul. Oggi, giovedì 18 ottobre, Tunde e Paul hanno incontrato la stampa davanti a piatti di lasagne fumanti circondati da diverse bottigliette di succhi di frutta. “Ieri abbiamo fatto bisboccia, e, sì, ho esagerato con l'alcool”, racconta, sghignazzando, Paul. Scherzano molto Tunde e Paul, prima di cominciare a parlare di quello che, secondo i due, è il migliore album che abbiano mai realizzato. “Siamo soddisfatti e ci aspettiamo molto da questo nuovo lavoro. So che la gente potrà dire 'cavolo, però ci hanno impiegato quattro anni per realizzare questo album', ma abbiamo sentito il bisogno di prendere tempo, e lavorare intensamente su 'Whatever gets you through the day'. Questa è un'occasione d'oro, perché i nostri due dischi precedenti sono stati un grande successo. Anche se noi, devo dire la verità, non ci curiamo molto dei conti o delle classifiche, perché se inizi a farlo è la fine… Però non abbiamo avuto alcuna pressione esterna, anche se la nostra casa discografica voleva il disco pronto per lo scorso anno. Noi abbiamo semplicemente detto 'no, non è finito'. Certo, forse sarebbe stato più comodo, ma i Lighthouse Family non sono affatto così”. Nel disco, che lo stesso gruppo definisce “il perfetto seguito di 'Postcards from heaven'”, il secondo album, si respira quell'atmosfera di rilassante quiete che il duo britannico riesce, ogni volta, a ricreare in ogni suo lavoro. Ma per questa volta Tunde e Paul hanno anche pensato di metter mano alle proprie collezioni di dischi per selezionare quei brani che, nel recente passato, hanno avuto un particolare significato per loro. “(I wish I knew how it would feel to be) free/One”, la terza traccia del nuovo disco, è infatti l'unione di due brani molto famosi, un successo del 1967 di Nina Simone e One degli U2. “Ho ascoltato per la prima volta la canzone di Nina Simone alla fine del 1999”, racconta Paul, “quando sia io che Tunde stavamo attraversando gravi problemi personali. Nel momento in cui ho sentito quella canzone mi sono reso conto che era fantastica e che nulla di ciò che io avevo scritto funzionava così bene su di me come in quel momento. Ho desiderato esserne io l'autore. Suonava così 'Lighthouse Family'…. Mi sono sentito meglio. La scelta del brano non è stata decretata da fattori commerciali, anche perché all'inizio non volevamo pubblicarla come singolo. Ho semplicemente sentito che dovevamo farla, e che poteva funzionare se unita al testo e alle musiche di 'One' degli U2. Entrambe parlano di libertà”.
Il resoconto completo dell'intervista verrà pubblicato da Rockol in contemporanea con l'uscita del disco.
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