Una raccolta di evergreen per Manlio Sgalambro

Dopo l’inatteso successo del filosofo Manlio Sgalambro, da tempo strettissimo collaboratore di Franco Battiato e autore di un proprio siparietto all’interno del concerto che il cantautore catanese sta portando in giro per l’Italia, è giunto il momento dell’incisione disscografica. Una pubblicazione tutta sua (vedi news), un album d’esordio a 77 anni, naturalmente prodotto da Battiato e intitolato “Fun club”. Il disco uscirà in ottobre e conterrà una serie di cover importanti: oltre alle tre che sta eseguendo nei concerti di Battiato (i classici “Besame mucho” e “La vie en rose”, più il nuovo tormentone estivo di Manu Chao “Me gustas tu”) ci sarà il recente successo di Charles Trenet “La mer”. E poi sembrano ormai sicure perle come “Moon river” di Henry Mancini, “Non dimenticar le mie parole” e “Silenzioso slow” di Giovanni D’Anzi, “What’s new Pussycat?” di Burt Bacharach. Insomma, una compilation di evergreen alla quale dovrebbe essere coinvolto il contrabbassista e arrangiatore americano Greg Cohen (Tom Waits, Elvis Costello, Woody Allen, Bill Frisell), attualmente in tour con Francesco De Gregori. “Non ricordo più com’è cominciato – spiega Sgalambro -. All’origine c’è Battiato che mi ha coinvolto in qualche modo. Mi piacque che alla fine dell’album ‘Campi magnetici’ ci fosse la mia versione di ‘La mer’. Ritengo di essere stato porrtato al canto dai tempi, per l’esplosione dei ruoli. Una volta avvocati, medici, notai o guerrieri si era per tutta la vita. Le professioni erano come vocazioni monacali, quasi che si nascesse avvocati, giornalisti o magistrati. Poi, col tempo, le professioni si sono trasformate in puri ruoli, in maschere che sconfinavano in altre parti. I filosofi erano ammantati da una serietà grave e solenne. Emanuele Severino è il prototipo del filosofo classico dal volto compunto. Poi, a un tratto, il ruolo ti esplode dentro. Cantare è un’espressione naturale che ho dovuto vivere prima in me, senza mostrare ad altri. A poco a poco se n’è andata la ritrosia, condotta però sempre tra gioco e divertimento, ed è diventata una cosa più seria”. Il filosofo siracusano spiega anche’intervista rilasciata a Repubblica, come sta scegliendo le casnzoni da inserire nel disco: “Alcune in passato devo averle già canterellate in privato. Il criterio è sempre quello della leggerezza. Sono solo bolle di sapone e le parole non hanno più alcuna importanza”. (Fonte: La Repubblica)

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