Manu Chao,
prossima stazione: Genova

Manu Chao,  prossima stazione: Genova
Genova, Seattle, e ancora Genova. Manu Chao è a Milano per inaugurare il suo tour italiano, ma del capoluogo lombardo quasi non si parla, sia nell’incontro con la stampa che nel concerto che questa sera, 21 giugno, si è svolto in Piazza del Duomo.
Con tempismo perfetto, Renato Ruggiero, Ministro degli Esteri, ha rilasciato nella giornata di oggi una dichiarazione in cui sollecita l’intervento del musicista come mediatore tra “il popolo di Seattle” e gli organizzatori del G8, che si terrà appunto a Genova a fine luglio (vedi news). “Davvero? Non lo sapevo. Non c’è nessun commento da fare”, aveva risposto Manu, un po’ sorpreso.
Canottierina sportiva gialla, pantaloni larghi, il piccolo musicista, seduto nella sala del Circolo Culturale Sardo che dà su Piazza del Duomo, nel tardo pomeriggio aveva precisato la sua posizione al riguardo: “Non sono ambasciatore di nessuno, rappresento solo me stesso. Sicuramente sarò presente a Genova in qualità di privato cittadino, e basta. Chi organizza il G8 ha interesse a far succedere gli scontri con qualche provocazione, ha interesse a dire che i manifestanti sono violenti, per cui c’è poco da mediare. Io non sono né pacifista, né violento, non mi piacciono queste definizioni, ma la mia esperienza di anni di manifestazioni mi dice che se succederà qualcosa, sarà colpa dei provocatori” . A chi gli aveva fatto notare che, volente o nolente, è diventato un simbolo, Manu aveva risposto “Io vivo alla giornata, le etichette non mi appartengono. Sono conscio del fatto che la mia musica susciti interpretazioni politiche e identificazioni affettive. Poi, però, ci sono le voci false sul mio conto, e quelle non le posso controllare.”
Aveva lasciato intendere, insomma, di non avere a che fare più di tanto con il “movimento”. Aveva cercato di dissociarsi, o quantomeno di non essere tirato in ballo in polemiche dal Governo italiano. Salvo dare l’idea esattamente opposta sul palco, poche ore dopo: di fronte ad una Piazza Duomo strapiena, entusiasta e sventolante bandiere rosse varie, Manu associa la voce campionata di Berlusconi al tema di Pinocchio (quello composto da Nicola Piovani) e a “Parole, parole, parole”, cede il palco agli appelli delle “tute bianche”, ai rappresentanti dei centri sociali e dei campi nomadi, chiude il concerto al grido di “Prossima stazione: Genova!”, parafrasando il titolo del suo disco, “Proxima estacion: esperanza”.
E la musica? In fin dei conti, oggi Manu è tornato in Italia per quella, dopo la fugace visita di qualche tempo fa (vedi news). Il suo disco, che qualcuno dice essere troppo simile al suo predecessore “Clandestino” (“E’ vero”, risponde candidamente lui), è ai primi posti delle classifiche europee. E oggi, 21 giugno, è pur sempre la festa della musica. “Ho accettato di fare il concerto in piazza Duomo, proprio per questo: è gratis, è all’aperto, è una festa”, aveva spiegato ai giornalisti, minimizzando chi gli ha fatto notare che la manifestazione è organizzata da un comune amministrato dal centrodestra.
La musica, alla fine, diventa la vera protagonista della serata: due ore e mezza di concerto, spaziando dai Mano Negra di “King Kong five”, passando per i dischi solisti, arrivando a citazioni di Bob Marley e della musica popolare varia. Ogni canzone stravolta e rivoluzionata (stupenda la versione ska di “Bongo bong”, tanto per citarne una), suonata insieme ad una band di 9 persone, tra cui spicca l’italiano Roy Paci alla tromba.
Poco prima aveva spiegato quanto è stato difficile mettere in piedi questo tour: “Io odio la routine, così ho deciso che tutto si doveva svolgere in poco tempo, 2 o 3 mesi. La band che viene in giro con me si scioglierà il primo ottobre”.
Sei date le date in programma. Manco a dirlo, la prossima è a Genova il 26 giugno. Poi ci ritornerà, a fine luglio, per il G8, e non per suonare. Dopo? “Cosa succederà non lo so, ora sono concentrato su questo tour, non riesco a guardare avanti”.
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