Giovanni Nuti, ‘Vivere senza malinconia’: ‘Seguo sempre ciò che provo’

E’ uscito nelle scorse settimane “Vivere senza malinconia”, nuovo album di Giovanni Nuti La fatica in studio del compositore e musicista è una personale rivisitazione di alcuni tra i brani più noti del repertorio italiano degli anni ’30 e ’40.

Rockol ha incontrato Nuti per parlare con lui del suo disco, del suo rapporto con la poetessa Alda Merini e dei suoi progetti futuri. “Non ho mai seguito le mode, ho sempre realizzato ciò che sento dentro, seguendo ciò che provo. Realizzare un disco swing è stato un processo spontaneo, è un genere che è sempre stato nelle mie corde. E’ iniziato tutto grazie ad alcuni episodi, fra i tanti, con Alda Merini: tra un’arrabbiatura e l’altra, al telefono, mi cantava canzoni appartenenti agli anni Trenta e Quaranta della musica italiana. “Baciami piccina”, “Mille lire al mese”, “Bellezze in bicicletta”: le interpretava con una voce profonda, roca per le urla in manicomio, che mi sono rimaste impresse. Lo scorso anno sono stato invitato ad un festival jazz estivo milanese e alla loro richiesta del repertorio che avrei portato sul palco, ho detto di istinto che desideravo reinterpretare quei brani che mi cantava Alda. Ebbene, le canzoni sono state talmente tanto apprezzate dal pubblico presente alla manifestazione che ho pensato di realizzarne un disco. Abbiamo registrato le tracce in un solo giorno, volevo che il risultato fosse pregno di emozioni, e ho chiamato la stessa band che mi ha accompagnato durante la serata più tre jazzisti: Marco Brioschi, Alfredo Ferrario Giorgio Deleo. I brani contenuti nel disco sono tutti parte di me, ma se dovessi sceglierne uno in particolare direi ‘Ma l’amore no’, nel quale mi rivedo particolarmente”, ha dichiarato l’artista. Parliamo con Giovanni dell’importanza che ha avuto la musica nella sua vita: “La musica è tutto per me, non potrei vivere senza comporre. Le sette note mi hanno salvato dai miei traumi. Sin da bambino sapevo che la mia strada sarebbe stata questa, sono sempre stato un po’ visionario. Ho fatto molta gavetta, avendo la costanza di arrivare sino al punto in cui sono adesso, e devo dire che proprio questo percorso mi ha consentito di avere così tante esperienze da poter coltivare in pieno il mio talento, che Alda definiva una ‘frusta’, un dono. La musica è sempre stata per me un rifugio, mi ha offerto la possibilità di crearmi un mondo tutto mio. A casa ho un teatrino, il ‘teatrino dei gatti’, dove canto, danzo, recito e ringrazio l’Universo. Penso che lo swing possa rappresentare un luogo sicuro per tutti noi, in questi tempi così duri. Essere cullati da una melodia leggera e carezzevole può sicuramente dare conforto e far dimenticare, almeno per qualche istante, le angosce in cui viviamo”, prosegue il musicista. Non possiamo esimerci dal domandare a Giovanni di raccontarci del suo incontro con la poetessa che lo ha accompagnato per sedici anni e, come dice lo stesso compositore, cammina ancora al suo fianco: “Ho incontrato Alda grazie ad una sua poesia. Ho musicato la mia prima poesia a dieci anni, erano versi del Pascoli. Nel 1991 mi trovavo in una libreria, ho preso un libro a caso dallo scaffale di fronte a me, aprendolo sul testo de ‘I sandali’. Sono rimasto folgorato, ho fatto una gran corsa a casa e ho scritto una canzone. Ho contattato la poetessa tramite lettera e, qualche tempo dopo ho ricevuto una sua telefonata in cui mi diceva che le avrebbe fatto piacere ascoltare il mio lavoro e che si trovava in vacanza all’Hotel Certosa di Milano, quando lei abitava sui Navigli, ho pensato fosse un genio. E’ da li è iniziato tutto. Alda era una persona straordinaria, se sapevi reggere il suo sguardo riuscivi ad entrare nel suo mondo meraviglioso. Facevamo lunghe passeggiate e compravamo moltissimi giocattoli, che ho nel mio teatrino. Mi chiamava la notte o nei momenti più inaspettati, quando aveva un testo da dettarmi e non voleva mai che lo rileggessi. Proprio come è successo per ‘Il violinista piange’, stavo per andare in studio quando Alda mi ha chiamato, mi ha fatto scrivere i suoi versi, in una decina di minuti li ho musicati e le ho fatto ascoltare la canzone. Le mi ripeteva sempre: ’Sii semplice, ad essere complicati sono bravi tutti’, è un consiglio che seguo sempre. Alda mi parla ancora, è come se fosse ancora qui”, dice Nuti. Nei progetti imminenti di Giovanni c’è un concerto al teatro San Babila di Milano il 20 dicembre, in quelli futuri la realizzazione di un grande sogno: “Sarò dal vivo nei prossimi giorni al Teatro San Babila, presenterò il disco e interpreterò un omaggio a Billie Holiday, la cui storia mi ha molto colpito: era una giovanissima prostituta che mentre faceva le pulizie nella casa in cui ‘lavorava’ ascoltava i dischi di Louis Armstrong, tra i miei preferiti, e ha cominciato a cantare così. Nel 1958 è stata ospite a Milano ma fu un totale disastro, salvato da una serata organizzata da alcuni jazzisti per rimediare ai concerti vuoti. Vorrei offrirle, in questo modo, una sorta di riscatto. Per il futuro mi piacerebbe salire sul palco dell’Olympia di Parigi. Sogno in grande, che male c’è. Se poi realizzerò questo progetto sarò felicissimo, altrimenti avrò vissuto con una grande meta da raggiungere”, conclude il cantante.

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