Articoli - 01/03/2001
Sanremo, Zarrillo polemico: il rock non si è rinnovato, preferisco fare melodia
Michele Zarrillo intervistato da Rockol nella sua redazione sanremese ha parlato del Sanremo di oggi, ma soprattutto di musica rock.
Pochi sanno dei suoi trascorsi nell’ambito rock. Zarrillo infatti ha un’esperienza importante nel suo passato: nei primi anni settanta ha vissuto in prima persona il periodo del rock progressivo italiano ed ha fatto parte per qualche tempo del Rovescio della Medaglia, una delle formazioni storiche di quegli anni. Era il 1974. “Io ero piccolissimo, a quei tempi si facevano i dischi in una settimana, ora ci vogliono mesi e mesi. Ricordo una grande voglia di cambiamento. Quel periodo ha dato molto, perché tutte le sonorità che sentiamo oggi sono venute fuori da lì. Oggi si rivivono gli anni settanta in modo forse anche un po’ esagerato, per chi come me li ha vissuti e li conosce bene.”
Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, Zarrillo: “mi viene anche da sorridere – ci dice - quando sento artisti italiani di oggi che si etichettano artisti rock. Se c’è chi ci crede lasciamoglielo credere. Il rock è stato fatto in quegli anni, ed è stato fatto bene. Oggi c’è un pop-rock che forse può essere gradevole, ma non possiamo paragonarlo a opere d’arte come quelle di quel periodo, dai King Crimson ai Jethro Tull.”
Quindi il rock secondo te è morto? “No, ma non si è neanche rinnovato. Io ora preferisco fare del buon pop, delle belle canzoni che possano dare delle emozioni, per chi riesce a capire cosa significano armonia e melodia, piuttosto che mettermi a fare cose che sono già state fatte molto bene, nel mio piccolo anche da me”.
“Oggi – continua in vena polemica - cerco di fare cose con un’eleganza e una raffinatezza che forse non tutti riescono a cogliere, e mi dispiace. Ma io credo molto in quel che faccio in questo periodo. Mi spiace quando oggi viene sopravvalutata una cosa solo perché è strana. La stranezza per un musicista è la cosa più facile da fare. E’ paradossale ma fare delle cose astruse è molto semplice”.
“Quando nascono le canzoni è sempre un privilegio, è sempre un regalo che viene fatto non si sa da chi” spiega. “E’ successo così con la canzone che ho portato a Sanremo. L’ho scritta da poco, mi ha subito appassionato e mi è venuta voglia di farla ascoltare a breve”.
Rockol è a Sanremo: per vedere e ascoltare le interviste realizzate ai protagonisti del Festival, cliccate qui:
http://streaming.rockol.it
Pochi sanno dei suoi trascorsi nell’ambito rock. Zarrillo infatti ha un’esperienza importante nel suo passato: nei primi anni settanta ha vissuto in prima persona il periodo del rock progressivo italiano ed ha fatto parte per qualche tempo del Rovescio della Medaglia, una delle formazioni storiche di quegli anni. Era il 1974. “Io ero piccolissimo, a quei tempi si facevano i dischi in una settimana, ora ci vogliono mesi e mesi. Ricordo una grande voglia di cambiamento. Quel periodo ha dato molto, perché tutte le sonorità che sentiamo oggi sono venute fuori da lì. Oggi si rivivono gli anni settanta in modo forse anche un po’ esagerato, per chi come me li ha vissuti e li conosce bene.”
Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, Zarrillo: “mi viene anche da sorridere – ci dice - quando sento artisti italiani di oggi che si etichettano artisti rock. Se c’è chi ci crede lasciamoglielo credere. Il rock è stato fatto in quegli anni, ed è stato fatto bene. Oggi c’è un pop-rock che forse può essere gradevole, ma non possiamo paragonarlo a opere d’arte come quelle di quel periodo, dai King Crimson ai Jethro Tull.”
Quindi il rock secondo te è morto? “No, ma non si è neanche rinnovato. Io ora preferisco fare del buon pop, delle belle canzoni che possano dare delle emozioni, per chi riesce a capire cosa significano armonia e melodia, piuttosto che mettermi a fare cose che sono già state fatte molto bene, nel mio piccolo anche da me”.
“Oggi – continua in vena polemica - cerco di fare cose con un’eleganza e una raffinatezza che forse non tutti riescono a cogliere, e mi dispiace. Ma io credo molto in quel che faccio in questo periodo. Mi spiace quando oggi viene sopravvalutata una cosa solo perché è strana. La stranezza per un musicista è la cosa più facile da fare. E’ paradossale ma fare delle cose astruse è molto semplice”.
“Quando nascono le canzoni è sempre un privilegio, è sempre un regalo che viene fatto non si sa da chi” spiega. “E’ successo così con la canzone che ho portato a Sanremo. L’ho scritta da poco, mi ha subito appassionato e mi è venuta voglia di farla ascoltare a breve”.
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