In occasione della puntata di "Comici" che questa sera Italia Uno dedicherà a Teo Teocoli, "La Repubblica" apre la sua pagina degli spettacoli con un’intervista all’artista milanese, che racconta i suoi tentativi di sfondare nel mondo della musica: dai Camaleonti a Celentano passando per la Pfm (nella sua prima versione, i Quelli), un successo sfiorato di poco.
«Il fatto è che da autodidatta, la cosa più facile era cantare, e poi eravamo agli inizi dei Sessanta, c'era un fermento pazzesco. Suonavano tutti. A scuola facevo ragioneria, e andavo malissimo, allora il professore mi diceva, visto che non sa niente perché non canta una canzone? Io la cantavo e tutti applaudivano. Beccavo un due e me ne tornavo al posto. Ma al saggio finale cantai "Non arrossire" di Gaber e il "Blues del mandriano" di Celentano. Beh, alla fine mi hanno promosso. Poi cominciai a frequentare i complessini. Sostituii per tre mesi il cantante dei Camaleonti, Ricky Maiocchi che era andato a Sanremo come solista. (...) Entrai come cantante nei Quelli, il gruppo che poi diventò Premiata Forneria Marconi. Lì un piccolo successo l'ho avuto. Cantavamo "La bambolina" di Polnareff e arrivammo in classifica a Bandiera Gialla. Però, devo dire che le cose più buffe mi sono capitate nel Clan di Celentano. Ho inciso anche tre 45 giri. Di recente è venuto da me uno di un fan club e ce li aveva. Dice che valgono anche sette/ottocentomila lire. Uno si intitolava Vitamine, in un altro c’era Don Backy che cantava e io che gli parlavo addosso. Celentano mi aveva preso a benvolere, anche perché ero identico. Gli assomigliavo al punto che la gente quando mi vedeva si metteva a urlare come se fossi Adriano. (...) Ero felice, mi bastava stare al Clan, e quando non c'era niente da fare per guadagnare qualcosa facevo anche il magazziniere. Una volta stavo incidendo "Nessuno mi può giudicare. L'aveva incisa anche Adriano e poi l'aveva scartata. Arrivò in sala e disse: ma no, questo pezzo non funzionerà mai, l'avevo detto. È sbagliato, nel Clan dobbiamo essere compatti. Micki Del Prete, mortificatissimo andò a proporla alla Caselli».
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