Skunk Anansie: Skin la guerriera e i suoi strali infallibili colpiscono il Monza Rock Festival (9 luglio 2000)
Non provocate Skin, o lei è capace di arrampicarsi sulla batteria (!) appena salita sul palco, a dispetto della lunga gonna di pelle di mucca (o così sembra) che la fascia. Si apre così uno dei set senz’altro più attesi della giornata: con l’androgina frontwoman degli Skunk Anansie che più che cantare urla l’agguerrita “Charlie big potato”, dall’ultimo album “Post orgasmic chill”. Che è, com’è ovvio, il più saccheggiato dell’intero concerto: di qui vengono, per esempio, “Tracy’s flaw”, “Lately”. Ma il pezzo che in assoluto fa più saltare i fan stanchi e accaldati è “Twisted”: guardando verso il pubblico da lontano, nella luce incerta del crepuscolo, si vede una polvere biancastra salire verso l’alto – effetto di piedi pestati con furore contro lo scomodo terreno, misto di erba e mattoni. La voce di Skin, che ansima e si muove al ritmo della musica, unita alla maestrìa di Ace e Cass (chitarra e basso), davvero è capace di muovere le folle. Anche nella versione non particolarmente riuscita di “Secretly” (in cui Skin passa il microfono al pubblico e resta per gran parte del brano in silenzio: problemi di laringe? Desiderio di condivisione? Non è dato saperlo. E poco importa, del resto, anche il tentativo subito abortito di proporre “You’ll follow me down” in versione italiana, alla “Pavarotti & friends”; poco importa che il set sia più corto del previsto (appena un’ora e un quarto), e che la più bella “sorpresa” della scaletta sia il peraltro già annunciato duetto con Maxim dei Prodigy in “Carmen queasy”. Si conclude alla grande con “Skankheads”: pubblico scatenato, scrosci d’applausi a dispetto dell’ora tarda. Una ragazzina è commossa, ha le lacrime agli occhi. Qualcuno ha gonfiato un preservativo come fosse un palloncino, e lo fa volare in aria: quasi romantico.
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