Quasi 90 ore di musica dei Doors, materiale mai prima pubblicato, stanno per trasformarsi in dischi, 30 anni dopo la morte del frontman della band Jim Morrison. Con una pianificazione degna del piano quinquennale di un sistema di socialismo reale, nei prossimi sei anni usciranno trentasei album, al ritmo di tre album ogni sei mesi. Il materiale, che comprende diciannove performance live, sarà distribuito sul sito ufficiale della band.
Queste registrazioni inedite, per lo più live, sono state scoperte tre anni fa, quando il produttore dei Doors Paul Rothchild, oggi scomparso, vi si imbatté per caso.
La prima sfornata di album è così costituita: “The bright midnight sampler” da concerti del 1970; “The Doors live in Detroit” e “No one gets out alive”, uno speciale radiofonico con interviste.
A dirigere l’operazione sono stati i restanti tre membri dei Doors, Ray Manzarek, Robby Krieger e il batterista John Densmore, con il manager Danny Sugerman. Quest’ultimo ha dichiarato, a proposito delle registrazioni dal vivo: “C’è del materiale molto buono, musicalmente di valore ma anche passaggi divertenti. Ci sono momenti in cui è evidente che Morrison era ubriaco. A Boston, per esempio, Jim era sbronzo e stava bene e lo ha detto al pubblico. E’ giusto che il pubblico conosca anche questo lato di Jim, che non era solo uno che sul palco era sempre arrabbiato. Sul palco si divertiva e voleva che la gente si divertisse con lui. E’ uno sguardo nuovo su Jim”.
Queste registrazioni inedite, per lo più live, sono state scoperte tre anni fa, quando il produttore dei Doors Paul Rothchild, oggi scomparso, vi si imbatté per caso.
La prima sfornata di album è così costituita: “The bright midnight sampler” da concerti del 1970; “The Doors live in Detroit” e “No one gets out alive”, uno speciale radiofonico con interviste.
A dirigere l’operazione sono stati i restanti tre membri dei Doors, Ray Manzarek, Robby Krieger e il batterista John Densmore, con il manager Danny Sugerman. Quest’ultimo ha dichiarato, a proposito delle registrazioni dal vivo: “C’è del materiale molto buono, musicalmente di valore ma anche passaggi divertenti. Ci sono momenti in cui è evidente che Morrison era ubriaco. A Boston, per esempio, Jim era sbronzo e stava bene e lo ha detto al pubblico. E’ giusto che il pubblico conosca anche questo lato di Jim, che non era solo uno che sul palco era sempre arrabbiato. Sul palco si divertiva e voleva che la gente si divertisse con lui. E’ uno sguardo nuovo su Jim”.
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