Non fa a tempo, Bennato, a scendere dal palco, che subito Paolo Belli guadagna la scena: il cantante emiliano, da showman consumato, dosa bene le forze per un set che - dopo "Faccio festa" e "Storie" - culmina naturalmente con "Dr. Jazz e Mr. Funk". Un set particolare, il suo, che non termina convenzionalmente ma, gradualmente, vede intervenire sulla ribalta ancora Marcoré e Barbarossa in rappresentanza della Nazionale Cantanti: Neri rimane sul palco per accompagnare Edoardo De Angelis, che pur facendo calare la media dei bpm conquista comunque, in apertura, con una struggente "Te la ricordi Lella", seguita da "Nostra signora del golpe" e "Ramirez". L'intervento di Gherardo Colombo fa da intermezzo a De Angelis e la Bandabardò, che - come era logico prevedere - rappresentava una delle band più attese della fascia pomeridiana. Erriquez e soci lo sanno, e - dopo l'esordio con l'inedito "Come i Beatles" - partono con "Sogni grandiosi", "W Fernandez" e "Viva la campagna", chiudendo con due certezze (almeno per il pubblico di Piazza San Giovanni) come "Onda calabra" (con Peppe Voltarelli ospite) e il classicissimo "Beppe e Anna", che logicamente scatena saltelli da diversi gradi sulla scala Richter e cori. Marcoré si sposta nel backstage per accogliere il padroni di casa (Camusso, Angeletti e Bonanni, uniti, almeno qui), mentre il palco viene occupato dalla falange partenopea composta da Enzo Avitabile (che con Raiz e i Co' Sang si produce, rispettivamente, in "Aizamm' 'na man" e "Mai cchiu") e Lucariello, che porta sul palco "Capotto di legno", "Fertile" e "I nuovi mille". Marcoré torna sul palco e introduce Nduccio, che rilancia con lo swing (e omaggia John Fante). Per adesso si chiude: l'appuntamento e tra un'ora, quando sul palco salirà Daniele Silvestri.