Antologia con tre inediti per Edoardo Bennato

Antologia con tre inediti per Edoardo Bennato
Vedere e ascoltare Edoardo Bennato, allo showcase presentazione del nuovo cd, cantare “Un giorno credi” da solo con chitarra, tamburello a pedale, armonica e kazoo, desta strani ricordi. E’ un’immagine lontana ma familiare, indelebilmente impressa nella memoria di quella generazione italiana cresciuta a pane e cantautori. Feste di piazza, palasport, raduni giovanili: erano gli anni ’70 e, diciamolo chiaramente, per certi versi ci mancano. Poi, insieme agli Hill Side (il gruppo napoletano che Edoardo ha scoperto mentre suonava da qualche parte, decidendo immediatamente di farne la sua live band per il prossimo tour) attacca “Mangiafuoco” e “Sembra ieri” e scopriamo che mancano anche a lui.
“Sembra ieri” è il titolo dell’antologia di Edoardo Bennato in uscita il 29 settembre ed è anche il titolo di uno dei tre inediti in essa contenuti, “un brano in cui cerco di inquadrare il concetto di italianità a tutti i livelli” afferma l’autore. Gli altri due sono “Si tratta dell’amore” e “Taraunta tatà”. Il primo è già uscito come singolo e, con tanto di video girato a Cuba, tenta un timido inserimento nel filone latineggiante tanto in voga in questo periodo; il secondo è un brano che si scaglia contro un’industria discografica che sforna musica basandosi esclusivamente su grafici e bilanci. Argomento, questo, su cui Bennato si mostra particolarmente intransigente: “Noi facciamo un mestiere in cui la materia prima è costituita dalle emozioni, il che è abbastanza complicato. Se tu tratti manufatti, ti basi sull’esperienza per realizzare prodotti sempre migliori, anche perché esistono dei parametri di confronto. Nel nostro campo, invece, nessuno può stabilire cosa è meglio e cosa è peggio. Tutto è opinabile e magari i giovani i cui provini vengono scartati sono poi quelli che realizzano qualcosa. E’ una sorta di magia. La stessa magia che mantiene inalterato nel tempo il significato delle canzoni”. Una magia che mantiene vivo Edoardo da trent’anni.
Il resto del disco ripercorre così la carriera del cantautore partenopeo dando nuova veste alle canzoni più vecchie con nuovi arrangiamenti, mentre i brani più recenti mantengono la loro versione originale. Così “Mangiafuoco” diventa un brano della Louisiana con tanto di slide guitar, “Cantautore” viene rivisitata in irish-style, “Una settimana un giorno” è una carica rock ballad, “L’isola che non c’è” è acustica con sottofondo di archi (che ritroviamo in “Un giorno credi”). Un progetto simile a quello realizzato nel 1996 insieme al Solis String Quartet con l’album “Quartetto d’archi” e che comunque si ripete spesso nei concerti di Bennato, che vengono spesso divisi tra dimensione elettrica, acustica e cameristica, mischiando elettrico e acustico, antico e moderno “senza rinunciare al mio bagaglio emozionale, qualunque cosa faccia”.
Dall'archivio di Rockol - "Lucignolo" (#NoFilter)
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