Il “National Enquirer” anticipa i contenuti della imminente autobiografia della figlia di Nat King Cole, “Angel on my shoulder”. La cantante racconta di come, prima dei 14 milioni di copie venduti da “Unforgettable”, duetto col padre scomparso, l’eroina e la cocaina le avessero fatto toccare il fondo. Negli anni ’70 a causa della tossicodipendenza scoprì di non essere più in grado di cantare, e dopo aver perso una scrittura, cominciò a prostituirsi per strada ad Harlem. Nel 1983, uscita da una clinica dopo sei mesi passati a disintossicarsi, scoprì che la madre Maria le aveva venduto la casa e rifiutava di pagare le spese per la permanenza in ospedale. Anzi, nel 1985 fu citata in tribunale dalla genitrice per il completo recupero dei lasciti paterni. Non che Natalie potesse consolarsi con i propri mariti: il primo morì di overdose nel 1985, il secondo prese l’abitudine di percuoterla – ogni tanto con la sua Bibbia – e con il denaro da lei guadagnato acquistò una casa per una sua amichetta.
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