L'Uzbekistan, repubblica con oltre 25 milioni di abitanti e già parte dell'Unione Sovietica, ha, attraverso un programma televisivo, condannato la musica rock ed il rap affermando che si tratta di espressioni caratterizzate da sadismo, uso di droghe ed immoralità. L'agenzia AFP riporta che, in un documentario TV intitolato "Melodia e calamità", il secondo canale nazionale ha allertato i telespettatori contro questi due generi musicali che sono "una perniciosa influenza" che si approssima "come una nuvola nera" sulle teste "dei giovani uzbeki". La repubblica centroasiatica, capitale Tashkent, ha una popolazione al 90% di fede musulmana. Il locale governo da alcuni mesi tuona contro ciò che viene dall'estero. Nel documentario è stato affermato che la musica rock "proviene dai rituali di caccia africani" e che il rap, la musica di Eminem, "è nato nelle prigioni, ecco perché i cantanti rap indossano pantaloni larghi". I due generi sono anche stati etichettati come "satanici" e "creati da forze malefiche" per "condurre i giovani dei Paesi occidentali ad un degrado morale totale". L'alternativa proposta? La musica classica uzbeka.