Premio Lunezia: abbastanza bene, andrà meglio il prossimo anno. Riscoperta un'opera giovanile di Ligabue.

Premio Lunezia: abbastanza bene, andrà meglio il prossimo anno. Riscoperta un'opera giovanile di Ligabue.
Si è tenuta domenica sera 23 luglio, ad Aulla, la serata di consegna del Premio Lunezia – Conferimento al valore letterario dei testi delle canzoni. La cronaca della serata non può tacere di alcune defaillances progettuali e organizzative: il palco non era coperto, sicché le intermittenti spruzzate di pioggia che hanno bagnato la piazza cittadina proprio intorno all’ora fissata per lo spettacolo ne hanno fatto ritardare l’inizio di una buona mezz’ora; la scaletta era quanto di meno funzionale si possa immaginare, appesantita da pleonastiche letture di farraginose motivazioni (scritte da giornalisti musicali, purtroppo) e da superflui “cenni canori”; per non dire della performance di Gabriella Carlucci, presentatrice disorientata e rigidamente istituzionale – ma se si sceglie una Carlucci bisognerebbe avere in cambio almeno una diretta Rai, no? – e protagonista (forse suo malgrado) di un’iniziativa deplorevole di cui poi riferiremo.
Siamo certi che gli organizzatori, i quali per la prima volta si trovavano a confrontarsi con una significativa presenza dei media nazionali, sapranno far tesoro degli errori; il Premio Lunezia è interessante e intelligente, e se ben gestito può diventare un appuntamento davvero prestigioso. Maggiore trasparenza nella scelta dei premiati, maggiore coerenza fra ragion d’essere del premio e modalità di formazione del panel delle nominations, maggiore coinvolgimento di partner che possano contribuire ad allargare e consolidare il progetto: tenendo fede a questi impegni – da assumere subito, in preparazione dell’edizione 2001 – il Premio Lunezia non mancherà di fare strada e ottenere la visibilità e la risonanza che merita.
Dicevamo della serata, dunque: che, se si esclude l’intervento dei Lunapop (“Premio Emergenti”), evidentemente finalizzato ad attirare in piazza le teenagers, e quello dei Comunicazione Corrotta (“Premio Speciale Emergenti”? suvvia... ), ha avuto il suo logico clou nell’attesissima epifania di Luciano Ligabue, materializzatosi sul palco solo verso mezzanotte - e non per colpa sua, ma a causa della scaletta della serata.
Ligabue ha (saggiamente) taciuto durante tutto il balletto delle consegne dei premi, delle targhe, delle statuette, limitandosi a stringere mani di sindaci assessori organizzatori funzionari SIAE; poi, finalmente lasciato solo sul palco, dopo aver eseguito in versione acustica (voce e chitarra) “L’odore del sesso”, canzone-pretesto per l’assegnazione del premio, si è molleggiato sulle gambe e ha detto più o meno: “Già che sono comodo, sono piazzato, che ne dite se vado avanti e vi importuno ancora un po’?” E ha cominciato a regalare al pubblico brevi versione acustiche di sue canzoni. Gesto simpatico, irrituale, graditissimo.
Peccato che dopo pochi minuti, proprio mentre Ligabue stava prendendoci gusto, si sia materializzata al suo fianco, sul palcoscenico, la Carlucci, con l’aria di quella che dice “tempo scaduto”. Ora, era passata la mezzanotte, d’accordo; in albergo c’era la cena ufficiale per le autorità, i loro cari e i soliti presenzialisti, va bene; ma caspita, avete in piazza Ligabue che sta cantando dal vivo, in acustico, e gli fate capire che è ora che smetta? Mah... Il musicista ha abbozzato, ha salutato e se n’è andato. Le damazze delle prime file non hanno nemmeno aspettato che si girasse, e già erano scattate in piedi. Il pubblico assiepato fuori dalle transenne, fuori dalla zona-Vip, ha lanciato gli ultimi “Liga, Liga” e poi è sfollato.
Ah, dimenticavamo la “sorpresa”: Daniela d’Isa, dell’ufficio stampa della SIAE, ha sfoderato – insieme all’”Albero della creatività”, scultura in bronzo “che rappresenta tutti i settori artistici tutelati dalla SIAE” - il testo della composizione grazie alla quale, il 3 luglio 1980, a Bologna, un allora giovanissimo Ligabue superò l’esame di ammissione alla Società Autori ed Editori. Ad Aulla, ieri sera, è stato affidato alla declamazione di Ugo Pagliai. Per vostra curiosità, lo riportiamo qui sotto:

Neve alla frontiera

Non era un caso trovarsi lì a parlare
Di questo nostro desiderio di cambiare
Ed i polmoni spingevano il volere
Chiedendo altra aria per non soffocare.

Si celebrava l’ennesima illusione
Mentre la neve ci attraeva l’attenzione
Noi le cedevamo quanta più passione:
Copriva la frontiera, la liberazione.

Neve ti amavamo
Mentre promettevi di portar lontano;
Noi con te per mano
Il monte senza sforzo valicavamo.

Neve copri un poco
Con il tuo silenzio questo nostro fuoco
Neve non è un gioco
Sai che i nostri occhi hanno visto poco.
Portaci di là, per favore
Dacci novità
Oltre la frontiera, sicuro
Per noi cambierà.
Dall'archivio di Rockol - Ligabue racconta "Made in Italy" sul set del film
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