Con l’ironia fissata già nel titolo del suo pezzo di oggi su “La Stampa”, Marinella Venegoni riferisce sull’esibizione del combo cubano a “Umbria Jazz”: “Con duecento e più concerti l’anno, si possono ammazzare i più grandi talenti del mondo; figuriamoci questi delicati e anziani personaggi, strappati alla Cuba incantata di Ry Cooder e Wim Wenders e costretti ormai a un tour sì, ma de force, che vuole recuperare certo l’orgoglio ma forse soprattutto le economie di mezzo secolo speso nella miseria di un mondo difficile... Che malinconia perciò… assistere al solito concerto dei tre venerabili eroi Ruben Gonzales, Omara Portuondo e Ibrahim Ferrer, soci onorari del «Buena Vista Social Club». Nei loro tre set che si sono alternati e solo brevemente mescolati, piuttosto che allegria si respirava stanchezza infinita, e un’aria di corruzione artistica che non sa se guardare a Las Vegas o alla festa de Noantri… Ma non è soltanto questo. Quando Ruben Gonzales arrivò per la prima volta in Italia nel ’98 a 79 anni … le sue dita scorrevano con magica e potente leggerezza sulla tastiera, a ricreare un mondo pieno di profumi dimenticati. Oggi, quelle stesse dita ripetono all’infinito accordi per lo più ricoperti dalla tromba piazzata davanti al microfono, che occulta ogni eventuale soffio dell’antica arte. Abbiamo anche avuto l’impressione… che il venerando Ruben, alzandosi dal pianoforte dopo 40 minuti, non sapesse dove andare: una svista nostra… o un problema reale e serio? ... Ruben deve come minimo riposarsi; e Ibrahim ha urgente bisogno di una pasta per dentiere. Con tutto il rispetto, s’intende”.
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