Siae, palazzi in vendita

Sul "Messaggero", lungo e dettagliato articolo intitolato: "Siae alla resa dei conti, ora vende anche i palazzi - Ultimatum di Palazzo Chigi sulle cifre ’99: coprite il buco da 50 miliardi.

Ma il Cda è diviso su tutto". Corrado Giustiniani scrive che «La Ragioneria generale dello Stato non ha affatto intenzione di intervenire. Nel 2000, senza la riforma, ci sarà un "rosso" da 150 miliardi; domani, al Consiglio, sarà battaglia sui prepensionamenti. (.) La Siae, 1600 dipendenti e 5.000 esterni, non è organizzata per vivere della sua attività primaria, e cioè raccogliere il denaro versato da chi utilizza opere di ingegno e girarlo agli autori delle stesse dopo aver trattenuto un aggio. Questa società, retta da uno statuto feudale, che ne blocca l’operatività, ha sempre aggiustato i bilanci con altri servizi che le sono stati affidati e che ora le vengono sottratti. Per il ’99 mancheranno i 56 miliardi delle scommesse sui cavalli. L’anno prossimo si rischia il crack definitivo: il governo ha abolito l’imposta spettacoli, la cui riscossione rendeva alla Siae 150miliardi tondi. (.) Il direttore generale Francesco Chirichigno ha già fatto sapere di avere tagliato una cinquantina di miliardi di "costi gestibili" (blocco degli investimenti, delle assunzioni, riduzione degli straordinari) e che di più non può fare, se il governo non dice chiaramente quale vuole che sia la "Siae del 2000". (.) Entro questo mese Marco Minniti, sottosegretario di D’Alema con delega ai problemi della Siae, metterà attorno a un tavolo i 7 ministeri interessati che poi ascolteranno aziende e sindacati. Obiettivo: preparare la riforma entro l’estate. O si stringono i tempi, o l’unica alternativa appare il commissariamento». Intanto, «si è già deciso di vendere due immobili: il bel palazzo di via Valadier, e quello di via Gianturco».

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