I Take That ritornano con `Progress´: `Altro che nostalgia, il futuro è nostro´
Rivederli tutti insieme, seduti fianco a fianco, fa un certo effetto. Quasi come se in questi ultimi 15 anni non fosse successo niente, come se i Take That non si fossero mai sciolti. Quando si presentano per l'incontro con la stampa in un hotel milanese, Gary Barlow, Howard Donald, Jason Orange, Mark Owen e Robbie Williams si mostrano per quello che sono oggi: non più dei ragazzini certamente, ma cinque adulti, molto tonici. Sono qui per presentare "Progress", il loro nuovo disco, che esce proprio oggi in Italia - in Inghilterra è già stato pubblicato, invece - ed è stato anticipato dal singolo "The flood". Il terzo disco realizzato dopo la reunion, a seguito dei grandi successi di "The beautiful world" e di "The circus" ma soprattutto il primo dopo il ritorno del figliol prodigo Robbie Williams. Nella settimana d'esordio il nuovo album ha già fatto un record di vendite, superando abbondantemente le 500.000 copie. Anche le prevendite del tour, che farà tappa a Milano il prossimo 12 luglio, stanno andando molto bene.
"Siamo felici e anche un po' sorpresi di tutto questo successo, non ce lo aspettavamo così", esordisce Mark Owen. "Essere tornati insieme è una cosa bellissima, una luce in mezzo a tutto il buio che c'è oggi nel mondo. È una storia incredibile, è come se ci fossimo guariti a vicenda". "Progress", il titolo scelto per il nuovo lavoro, dà subito l'idea di una band che cerca di guardare avanti. Fin dalla copertina, ispirata alla teoria dell'evoluzione di Darwin. "Non c'è nostalgia nelle nuove canzoni, anche se questo disco rappresenta in un certo senso la chiusura del cerchio", racconta Robbie Williams, che appare in buona forma avvolto da un maglioncino grigio, proprio come i suoi capelli che mostrano i primi segni dell'età, "È un album elettronico, che vuole far ballare i nostri ascoltatori proprio come il nostro esordio `Take That and party´. Diciamo che è il suo fratello maggiore: gli somiglia molto, ma è più maturo". "Quello che è importante al di là di tutto è che siamo tornati con delle canzoni ottime, questo è il vero senso della reunion", gli fa eco Gary Barlow, "La nostra vicenda è sempre stata a metà strada tra la musica e la soap opera, ma stavolta vogliamo lasciare che siano questi nuovi pezzi a rappresentarci davvero".
"Progress" è stato registrato l'anno scorso a New York in gran segreto e prodotto da Stuart Price, già al lavoro con Madonna, Pet Shop Boys e Killers. Ma dov'è nata la scelta di Price? "Lo abbiamo scelto perché volevamo un produttore diverso dal passato: non volevamo lavorare né con i nostri, né con quello di Robbie, in modo da ottenere un sound completamente diverso", continua Gary. Le registrazioni del disco sono state raccontate anche da un documentario chiamato "Look back, don't stare", che sarà disponibile in DVD dal prossimo 7 dicembre. Nel film compare anche Elton John, da sempre grande fan dei Take That, che li ha incontrati proprio in America durante la lavorazione. "Eravamo là e ci hanno detto che c'era un inglese nello studio a fianco. Abbiamo subito pensato: `Cavoli, noi siamo qui in segreto, speriamo che non sia un pettegolo altrimenti siamo fregati!´. Quando ci hanno detto che era Elton John abbiamo pensato subito: `Ecco, adesso lo racconterà a tutti e addio segreto´", racconta il gruppo.
Scherzi a parte, i Take That sembrano davvero aver ritrovato lo spirito giusto. Soprattutto Robbie, reduce da alcuni anni non proprio positivi. "Quando i ragazzi mi hanno proposto di tornare insieme ero entusiasta, ma purtroppo venivo da un periodo nero. Al tempo vivevo a Los Angeles, dove nessuno mi conosceva e potevo uscire tranquillamente con il cane, lontano dalla pressione. Ero appena tornato dalla clinica di disintossicazione e perfino dall'ospedale, a causa di alcuni problemi di salute che preferisco non raccontare", racconta il figliol prodigo, "Ero arrivato al rifiuto totale verso la musica, verso i concerti e il pubblico. Mi sentivo molto fragile e spaventato. I ragazzi però mi hanno convinto a rimettermi in gioco. Ho detto subito di sì, poi però quando sono sbarcato a Heathrow e i fan mi hanno aggredito e sono di nuovo stato assalito dall'angoscia. Ho pensato: `Non ce la faccio, non resisto´. Poi per fortuna Gary e gli altri mi hanno parlato di nuovo, mi hanno tranquillizzato e ora sono qui".
I Take That torneranno in Italia il 12 luglio, allo stadio San Siro di Milano, per la loro prima data al di fuori dell'Inghilterra. "Siamo felicissimi di tornare, il pubblico italiano è il più pazzo e rumoroso che conosciamo, sarà un grandissimo show ve lo prometto", spiega Howard, che come Jason porta la barba lunga e un po' incolta. Ma quali pezzi ci saranno in scaletta? Ci sarà spazio anche per quelli solisti di Williams? La risposta di Gary Barlow è vaga, ma lascia aperti molti spiragli: "Non abbiamo ancora deciso, abbiamo un sacco di materiale, ma perché no. Forse suoneremo anche le canzoni di Robbie, oltre alle nostre vecchie. Vedremo, ci sarà da divertirsi".
Insomma, a chi spetta il merito del loro ritorno? "Direi a tutti. Anzitutto a ITV, che ci ha convinto a fare insieme quel documentario nel 2005, da lì è partito tutto", confessa Jason. "Poi sicuramente ai nostri fan, che hanno sempre creduto nel nostro ritorno. Ma non c'è una persona in particolare, è merito di tutti e direi soprattutto nostro". "È proprio quello che è successo tra di noi ad aver cambiato tutto, ora discutiamo molto di più, c'è più comunicazione", conclude Robbie Williams, "Sappiamo che possiamo andare avanti per molto. Ci sono dei fili invisibili che ci legano, ma sono davvero molto forti".